E’ un gesto di cui esiste un grandissimo bisogno in una regione colpita da una malattia che da altre parti non c’è e dove i residenti hanno un’età media sempre più alta. Donare il sangue è fondamentale sempre, ma d’estate lo è ancora di più.

«È un atto che avviene senza costrizioni, e noi abbiamo grande necessità di sangue, che non può essere riprodotto in laboratorio. Abbiamo necessità del volontario che compie questo atto di generosità, civiltà», precisa subito il direttore del Centro trasfusioni dell’ospedale San Martino di Oristano, Mauro Murgia.

I numeri

«La Regione per numero di raccolte è ai vertici nazionali. Però per essere autosufficiente un territorio mediamente deve avere una necessità di sangue di 40mila unità per milioni di abitanti; noi abbiamo una necessità di oltre 60.000 unità. Questo perché ci sono mille pazienti talassemici e ciascuno di questi ha bisogno di circa 50 unità di sacche l'anno. Perciò dalle nostre 80.000 raccolte, 50mila sono destinate a loro e per soddisfare i bisogni di tutto il resto importiamo circa 30.000 unità l'anno», precisa Murgia.

Il lavoro

Il modo più diffuso per donare il sangue avviene attraverso la raccolta nelle autoemoteche dell’Avis. «Questo viene centrifugato per ottenerne tre parti: una solida dei globuli rossi, una liquida che è il plasma e una frazione intermedia, la buffy coat, che racchiude le piastrine. Da ogni singola sacca di donatore noi raccogliamo un buffy coat e assemblandone 5-6 otteniamo un pool di piastrine che però possono essere recuperate anche mediante una raccolta in aferesi: si collega il donatore ad uno strumento che preleva circa 300 millilitri di sangue che si centrifuga per ottenerne le piastrine, spesso e volentieri anche il plasma, e restituisce al donatore i globuli rossi. In questo modo chi dona lo può fare anche 6 volte l'anno, mentre in autoemoteca un donatore assiduo può presentarsi 4 volte», spiega il direttore del Centro prelievi di Oristano.

Le donazioni

Oggi il Centro in un anno ha mediamente 5.500 donatori e raccoglie 8.500 sacche, «questo significa che meno della metà di donatori si presenta più di una volta. Quando ero direttore della struttura regionale di coordinamento avevamo 55.000 donatori in Sardegna con una raccolta di 82.000 unità. Se tutti quei donatori si fossero presentati almeno due volte ciascuno avremmo avuto 110mila unità», precisa Murgia.

In ospedale

Ma oggi è fondamentale, per chi può ovviamente, presentarsi a donare proprio al San Martino «perché possiamo fare sia la raccolta di sangue intero ma anche le aferesi di plasma e piastrine per uso clinico, ma soprattutto da mandare all'industria perché in Sardegna siamo anche carenti di farmaci plasmaderivati. Per fortuna facciamo parte di un consorzio di regioni che invia il plasma alla stessa industria perciò possiamo avere scambi che paghiamo profumatamente. Motivo per cui la donazione in aferesi è importante. Tanto che stiamo spostando i donatori dei gruppi meno frequenti o più importanti dalla donazione di sangue a quella di plasma. Ecco perché chiediamo di venire al Centro», conclude Mauro Murgia.

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