Dogulas Luiz, caduta e ritorno
Spalletti ha deciso di scommettere sul brasiliano affidandogli le chiavi del centrocampo della JuventusPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Dell’Aston Villa era l’architrave di centrocampo. Uomo di governo, se necessario di lotta, con uno spiccato senso del gol. La Juve crepuscolare lo aveva voluto per vivere con lui una nuova alba e pregustare successi. Si sa, la prima stagione non aveva soddisfatto le attese. Prestito e ritorno, senza troppi ottimismi.
E visto che il mercato non offriva stelle, soprattutto nel ruolo cardine di un centrocampo da ricostituire, Luciano Spalletti ha detto alla dirigenza che sì, si poteva riprovare con lui. Partendo dal presupposto che le qualità tecniche sono innate, l’intelligenza non manca così come l’abilità nel difendere palla anche dal pressing più feroce. Ciò che il tecnico chiede all’esteta di Rio de Janeiro è il coraggio. Di gettare l’àncora a trenta metri di profondità, di cambiare gioco coast to coast per gli esterni velocemente, prima che soffrano l’assillo dei raddoppi, di non vagare per il campo in libertà ma essere punto di riferimento nella manovra di uscita, argine nel recupero palla, qualitativamente uomo in più quando si tratta di avviare l’azione offensiva. Non con banali passaggi laterali ma con l’abbaglio di un’invenzione. «Deve alzare il livello delle giocate e cambiare passo», aveva auspicato Spalletti dopo una amichevole di mezza estate.
Può giovare al riscatto di Douglas Luiz, paradossalmente, e agevolare questo percorso, l’indisponibilità di Locatelli, ostinatamente trasformato in play dagli allenatori che si sono succeduti in bianconero nonostante costui non abbia la vocazione a costruire. Locatelli è concettualmente una mezzala, tuttalpiù un frangiflutti in un centrocampo a due. Così fu da embrione al Milan, così è stato nelle tre stagioni della consacrazione al Sassuolo. Del regista non ha la fantasia, il rigore, il coraggio. Lo stesso che ora è richiesto – ma con altre chances di riuscita – proprio a Douglas Luiz. Per il quale lo stesso Locatelli, ma anche Koopmeiners, McKennie o Khéphren Thuram possono essere degni scudieri in un 4-3-3 che peraltro il tecnico di Certaldo trascura, preferendo tre mezze punte dietro al centravanti. In sostanza il brasiliano è l’unico che può mettersi al timone della squadra a patto che ne favorisca l’agilità nel disimpegno chiamando palla sulla propria trequarti oppure rappresentandone il valore aggiunto a ridosso dei sedici metri avversari davanti a difese arroccate. Da lui serve intensità e soprattutto velocità di pensiero. Specie quando si tratta di servire Kolo Muani nel momento in cui l’attaccante francese sfrutta la sua inclinazione migliore, ovvero l’attacco alla profondità. Al rientro di Yildiz, e già oggi in simbiosi con Conceição e Alajbegović, Douglas Luiz può dare alla squadra ciò che le è mancato in questi tristi anni.
Douglas Luiz ha doti notevoli, indubbiamente. Tali da meritare nuove aperture di credito. E la fiducia in lui la coltiva anche Carletto Ancelotti che, dopo la figuraccia mondiale, lo ha convocato nuovamente nella Seleção a due anni dalla sua ultima apparizione in verdeoro. Non è un caso se un commissario tecnico che crede nel rigore e nella disciplina abbia voluto avvalersi di Douglas Luiz. E lui, perfino caratterialmente, appare maturato rispetto al primo approdo alla Juventus. Anche all’indomani della nefasta sconfitta contro il Sassuolo, ha voluto suonare la carica dal suo profilo Instagram. «Dobbiamo essere onesti – ha scritto – e sapere che per combattere per cose più grandi, giocare in questo modo non è abbastanza. Lavoriamo sodo questa settimana per mostrare una Juventus molto migliore!».
La risposta, di Douglas e dell’intera squadra, è arrivata. Manita al Nec in Europa League e successo in campionato sull’Atalanta. Con il faro carioca sempre protagonista. Tornato alla Juventus per incidere e non solo – tanto per citare una delle accuse nei suoi confronti durante la prima stagione bianconera – per postare foto sui social.
