Le luci di San Siro che si accendono una dopo l’altra, il brusio dello stadio che cresce, l’inno d’Italia che accompagna l’attesa nel tunnel. Poi il primo passo sul palco e la consapevolezza improvvisa di trovarsi dentro una di quelle immagini destinate a rimanere negli occhi di milioni di persone. Tra i mille ballerini della cerimonia di apertura olimpica c’era anche Maria Biosa, classe 2001, partita da Porto Torres con un percorso costruito pazientemente, tra studio, partenze e un legame con la Sardegna che non si è mai spezzato.

A un mese dalla cerimonia per Maria la commozione non si è ancora spenta del tutto. «Solo ora sto realizzando davvero cosa abbiamo fatto, a ripensarci mi sembra quasi che sia stato tutto un sogno, però l’emozione che ancora oggi provo lo rende più reale».

Una passione che dura una vita

La danza, racconta, è arrivata quasi per gioco. «Sono stati i miei genitori a iscrivermi a un corso». Da lì è iniziato tutto: il liceo coreutico, le prime esperienze sul palco e la scoperta che quel gioco poteva diventare una strada vera. Una delle prime emozioni importanti arriva come figurante nella Turandot al Teatro di Sassari, durante il percorso di alternanza scuola lavoro. «Forse il momento che mi ha segnato di più e nel quale ho capito che veramente avrei voluto fare della danza la mia vita».

Dopo il diploma arriva anche la scelta più difficile, quella che molti giovani artisti sardi conoscono bene: partire. Maria si trasferisce a Milano per studiare al MAS, dove accanto alla tecnica classica incontra il contemporaneo e la tecnica Graham. Un mese di formazione a New York, poi l’insegnamento – oggi il suo impegno principale – senza però abbandonare mai il desiderio di tornare a danzare sul palco.

Il provino per le Olimpiadi

L’occasione arriva quasi all’improvviso, a giugno scorso, con le audizioni per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina. «Non avevo grandi aspettative – racconta –. Era una selezione per volontari, ma dentro di me speravo comunque di riuscire a entrare nel corpo di ballo». La conferma arriva mesi dopo, con una mail che la inserisce nel gruppo “Città e montagna”: 180 ballerini guidati dal coreografo Adriano Bolognino, insieme a professionisti provenienti da alcuni dei più importanti teatri internazionali.

La coreografia racconta l’incontro simbolico tra Milano, la città, e Cortina, la montagna. «Solo alla prima prova abbiamo scoperto che avremmo danzato proprio nel momento della comparsa degli anelli olimpici – ricorda Maria –. È stato incredibile».

Due mesi di prove (e tanta pioggia)

Le prove iniziano a dicembre, in grandi capannoni allestiti per riprodurre le dimensioni dello stadio. Sul pavimento segni e coordinate per ricordare ogni posizione, attorno i reparti che lavorano a costumi e scenografie. A San Siro i ballerini entrano soltanto nell’ultima settimana. «Non c’ero mai stata prima. Vederlo per la prima volta in quella veste è stato impressionante». Non mancano le difficoltà: la pioggia durante le prove generali, i costumi custoditi fino all’ultimo per evitare che si rovinassero, indossati solo poco prima della cerimonia. Poi arriva il giorno dell’evento: trucco, capelli, gli ultimi controlli e l’attesa dietro le quinte.

Tra le luci di San Siro e gli anelli olimpici

«Il momento più forte resta quello prima di entrare – confessa –. Nel tunnel, con l’inno in sottofondo, ho sentito il cuore esplodere». Poi tutto ha preso forma: i corpi dei ballerini che disegnavano la coreografia, la comparsa degli anelli olimpici sopra lo stadio, la danza aerea e i fuochi d’artificio. «Nonostante l’emozione sono riuscita a godermi tutto. L’entusiasmo ha vinto sulla paura».

«Un pezzo di Sardegna era lì con me»

Tra le luci di San Siro e la perfezione delle coreografie, sul palco c’era anche un pensiero per l’Isola da cui tutto è partito. «È stato bello sapere che un pezzo di Sardegna fosse lì». Un legame che per Maria resta il punto di partenza di ogni traguardo. «Sono dovuta andare via per crescere, ma la culla della mia passione è qui. Credo che ogni sardo che parte porti sempre con sé, ovunque vada, un pezzo di casa».

Se potesse parlare alla bambina che ha iniziato a danzare quasi per gioco, il messaggio sarebbe semplice: «Non smettere di crederci. Il talento si costruisce lavorando. Non sogno di essere la prima ballerina: voglio solo dare ogni giorno il massimo».

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