La citazione sbagliata da Pete Hegseth ha fatto ridere molte persone in molte parti del mondo, per una serie di eccellenti motivi. Perché il capo del Pentagono è uno degli uomini più inadeguati della pur modestissima amministrazione Trump, perché il capo del Pentagono è comunque una delle figure mediaticamente più esposte del pianeta e, soprattutto, perché è molto divertente che un esponente della destra ultra-cristiana, che si permette di dare lezioni di morale al Papa, citi quasi alla lettera un monologo di “Pulp Fiction” prendendolo per un brano delle Scritture, senza avere idea che si tratta di un versetto biblico pressoché integralmente inventato dagli sceneggiatori.

Parliamo, chiaramente, del passo che il killer Jules recitava prima di uccidere le sue vittime: “Il cammino dell'uomo giusto è minacciato da ogni lato dalle ingiustizie degli egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Beato colui che, nel nome della carità e della buona volontà, guida i deboli attraverso la valle dell'oscurità, perché egli è davvero il custode di suo fratello e colui che ritrova i figli perduti. E abbatterò su di te grande vendetta e furiosa ira contro coloro che tentano di avvelenare e distruggere i miei fratelli. E saprai che il mio nome è il Signore quando scatenerò la mia vendetta su di te”.

Ma in politica, sia detto a parziale discolpa di Hegseth, è abbastanza frequente che si inciampi in una citazione sbagliata. Tre anni fa il sito pagellapolitica.it si divertì a censire gli strafalcioni più notevoli dei politici italiani e ne venne fuori un campionario abbastanza bipartisan. Ad aprirlo era l’allora governatore ligure Giovanni Toti, eletto in quota centrodestra, che dando il via alla costruzione della nuova diga foranea attribuì ad Albert Einstein la frase “Chi pensa che qualcosa sia impossibile, dovrebbe evitare di disturbare chi ce la sta facendo”. Appoggiandosi all’autorevolezza di “Quote Investigator”, pagella Politica precisò che a quella frase sono attribuiti molti padri, ma “è più spesso attribuita al pensatore cinese Confucio o al drammaturgo irlandese George Bernard Shaw”. Nell’inventario delle citazioni goffe c’è spazio anche per Matteo Salvini, che ha più volte fatto suo il motto “Se puoi sognarlo, puoi farlo” attribuendolo a Walt Disney. Eppure, scriveva Pagella Politica, “a smentire questo luogo comune è stato Dave Smith, storico fondatore degli archivi della Walt Disney, morto nel 2019. In un libro pubblicato nel 2012 l’archivista ha spiegato che quella frase l’ha inventata lui per un’attrazione a Epcot, un parco di divertimenti della Disney in Florida”. A equilibrare politicamente la classifica è Matteo Renzi, convinto non solo che “senza la Russia non c’è l’Europa, senza l’Europa non c’è la Russia”, ma anche e soprattutto che si tratti di una frase di Dostoevskij. Pagella Politica lo smentisce, spiegando che la redazione ha “controllato se fosse vero, parlando con alcuni esperti di Dostoevskij: la frase citata da Renzi non compare nell’opera conosciuta dello scrittore russo”.

Ma quello di Pagella Politica (che ha forti perplessità anche sulla genuinità del Gandhi citato sui social da Giorgia Meloni: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”) è un florilegio, non un catasto accurato. Ed è naturale che sia così: un “ufficio accuratezza” anche robusto andrebbe in crisi se dovesse vagliare tutta la produzione di post sui social e dichiarazioni alle agenzie di stampa dei nostri leader, tendenzialmente abbastanza estroversi. Sarebbe ingiusto, però, chiudere questo cataloghetto senza ricordare il discorso che Clemente Mastella tenne in Aula nel gennaio 2008 per annunciare le dimissioni da ministro della Giustizia del governo Prodi 2. Per ribaltare l’immagine di politico opportunista e fin troppo concreto che gli avversari gli attribuivano, volle vestire di poesia il suo addio alla poltrona ministeriale e declamò dei versi molti conosciuti:

“Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia di vestire un colore nuovo,
chi non parla a chi non conosce”.

Un Mastella che non ti aspetti, insomma. Alato e intellettuale. Purtroppo attribuì la poesia a Pablo Neruda, mentre a scriverla fu Martha Medeiros.

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