Tra qualche mese, per la precisione il 21 novembre, saranno 50 anni dall’uscita nelle sale di uno dei film più conosciuti della storia del cinema, primo episodio di una fortunata saga che regalò fama e fortuna al suo protagonista. La storia di Rocky Balboa, squattrinato pugile di Philadelphia, diventò il simbolo di un'intera generazione, anche perché – pur con qualche distinguo – impersonificava la storia del suo creatore, Sylvester Stallone, che all’epoca aveva 29 anni ed era sbarcato a Holliwood con l’idea e la sceneggiatura, ma senza soldi per realizzarla.

Racconta la leggenda sulla nascita del primo film di Rocky che fu proprio il protagonista ad avere l’idea vedendo un incontro di boxe tra Muhammad Ali e Chuck Wepner: quest’ultimo, nonostante fosse il perdente designato, non mollava mai e restò in piedi quasi sino alla fine contro il più grande pugile di tutti i tempi. A quel punto, in appena tre giorni, Syvester Stallone scrisse la sceneggiatura. Il film uscì poi nelle sale il 21 novembre 1976 e venne presentato in anteprima mondiale a New York, diventando un’icona del cinema ancora oggi, tanto che dopo mezzo secolo, sulle scalinate del Philadelphia Museum of Art, domina ancora la statua del pugile italo-americano con le braccia alzate, congelando così per sempre la scena della chiusura del suo allenamento, prima che lo “Stallone italiano” incrociasse i pugni contro il campione Apollo Creed.

Per avere un’idea dell’impresa che riuscì a Sylvester Stallone bisogna pensare che l’intero film è stato realizzato in appena 28 giorni e con un budget di 1,1 milioni di dollari. I produttori Irwin Winkler e Robert Chartoff avevano portato il progetto alla United Artists, che aveva stanziato 2 milioni di dollari ma chiedendo che sul ring ci fosse un attore affermato (Robert Redford, Ryan O'Neal, Burt Reynolds, Nick Nolte o James Caan). Quando Winkler e Chartoff dissero che potevano ottenere la sceneggiatura solo se Stallone avesse recitato, la United Artists tagliò il budget a 1 milione e impose ai produttori di firmare accordi di responsabilità personale in caso di sforamento. Entrambi, pur di realizzare la pellicola, arrivarono a ipotecare le proprie case per trovare gli ultimi centomila euro necessari.

Ma la futura star di Hollywood, che come detto nel 1976 aveva 29 anni, non aveva nessuna intenzione di cedere la sceneggiatura che aveva scritto ad altri. Così, nonostante fosse ancora un attore sconosciuto, decise di vincolare il progetto. Una sola clausola: doveva essere Sylvester Stallone a interpretare lo “Stallone italiano” E la trama era semplice: un pugile italoamericano di Philadelphia che non aveva mai sfondato, tanto da sbarcare il lunario facendo l'esattore per uno strozzino, innamorato di una ragazza molto timida che lavorava in un negozio di animali. Nessuna storia di successo, gloria, eroismo e vittoria. Le riprese si svolsero tra il gennaio e il marzo del 1976, nelle strade di Philadelphia piene di gente, con mezzi ridotti e un cast che credeva fermamente nel progetto. Alla regia venne chiamato John G. Avildsen che capì subito il realismo della storia, semplice ma che segnava comunque la trasposizione cinematografica di un messaggio tutto americano: chi è dotato di cuore, coraggio e spirito di sacrificio è destinato a raggiungere i propri sogni.

Ciò che però decretò definitivamente il successo della pellicola fu la colonna sonora, diventata un vero e proprio inno, firmata da Bill Conti. Tra tutte la canzone “Gonna Fly Now”, contraddistinta dalla tromba che sale in un ritmo travolgente, seguita dall’ingresso dell’orchestra, accompagnando all’alba Rocky nell’allenamento lungo le strade di Philadelphia, sino alla corsa finale sulle scalinate del museo d’arte cittadino. Una delle sequenze più note e amante della storia del cinema. Quando compose quella colonna sonora Conti aveva 34 anni e non immaginava di stare scrivendo qualcosa che avrebbe accompagnato atleti, discorsi motivazionali e pubblicità per i successivi cinquant'anni.

Oltre al successo di pubblico, il primo episodio di Rocky conquistò anche tre Oscar: miglior film, miglior regia e miglior montaggio, ottenendo complessivamente dieci nomination. Vinse la statuetta più importante, contro capolavori come Taxi Driver, Quinto Potere e Tutti gli uomini del presidente. Stallone divenne così la terza persona nella storia del cinema, dopo Charlie Chaplin e Orson Welles, a ricevere la nomination all'Oscar sia come sceneggiatore che come attore per lo stesso film. E rispetto al costo di realizzazione, il film incassò al botteghino 225 milioni, senza contare che poi diede vita ad una saga durata per mezzo secolo.

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