In Italia i disturbi neuropsichiatrici colpiscono quasi 2 milioni di bambini e ragazzi, tra il 10 e il 20% della popolazione complessiva compresa tra zero e 17 anni. Tanto per rendere l’idea in meno di dieci anni è raddoppiato il numero di bambini seguiti nei servizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Npia), con più di 600mila casi a livello nazionale. Un’escalation che purtroppo non ha portato anche il raddoppio dei servizi che aiutano a essere seguiti meglio. Uno su tutti: le comunità terapeutiche minorili. «Sì, le urgenze che necessitano anche il ricovero sono davvero cresciute. Purtroppo però i posti letto sono pochissimi in provincia, e non solo – conferma Tatiana Usala, direttrice della struttura complessa della Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza dell’Asl di Oristano– Fino a 6 anni fa potevamo contare sulle cliniche di Neuropsichiatria infantile di Sassari e Cagliari per gestire situazioni più complesse, purtroppo poi l'affollamento dei reparti e la carenza di posti letto ha fatto sì che sempre di meno si possa fare affidamento su questi ricoveri».

Lo studio

Pochi mesi fa TrendSanità (testata giornalistica che analizza e approfondisce le politiche sanitarie) ha svolto un <primo tentativo di mappatura geolocalizzata della residenzialità terapeutica minorile, offrendo un’iniziale ricostruzione dei dati anagrafici e della disponibilità di servizi sul territorio nazionale>.

Il dato generale che emerge conferma la preoccupazione iniziale: mancano adeguati investimenti nei servizi che devono accompagnare nel percorso questi minori con disturbi neurologici, cognitivi, emotivi e comportamentali. <L’Italia conta complessivamente 112 strutture terapeutiche residenziali dedicate ai minori, per un volume complessivo di posti letto che oscilla tra i 1.277 e i 1.287. Se consideriamo che la popolazione adolescente italiana sta affrontando un’impennata senza precedenti di disturbi neuropsichiatrici, ansia sociale e tentativi di autolesionismo, questi numeri appaiono non solo esigui, ma soprattutto distribuiti in modo profondamente iniquo>, si legge su TrendSanità.

Ovviamente il Nord Italia la fa da padrone con 52 strutture attive, pari al 46,4% del totale nazionale; nel Centro Italia sono 23 così come nel Sud mentre nell’Isola sono complessivamente 14. <La Sardegna si impone come un modello virtuoso inatteso, mettendo in campo 12 strutture e 168 posti letto autorizzabili suddivisi accuratamente in base all’intensità del trattamento, da quello ad alta intensità a quello a media e bassa intensità psichiatrica>, precisano su TrendSanità.

Non solo posti letto

A anche le Comunità terapeutiche sono poche. Le strutture residenziali o semi-residenziali che accolgono minori con disagi psichiatrici complessi che non possono essere gestiti solo a domicilio o tramite i servizi Npia sono poche e ovviamente al proprio interno non possono accogliere minori che hanno disturbi differenti. «In provincia di Oristano ad esempio è operativa solo una, alla quale ovviamente accedono da tutta la Sardegna, e i posti letto sono insufficienti. Anche recentemente abbiamo dovuto cercare delle Comunità fuori regione per alcuni bambini e parliamo non solo di gravità ma anche di specificità», spiega Tatiana Usala.

Altra carenza infine è rappresentata dai centri diurni, strutture semi residenziali che accolgono durante il giorno i bambini con disabilità garantendo loro assistenza sociosanitaria, riabilitazione e momenti di socializzazione prima del rientro a casa. Anche in questo caso, secondo una recente indagine dell’Istat, non mancano le disomogeneità tra le macro aree dell’Italia, con il Sud che presenta meno strutture in media rispetto al resto della nazione.

© Riproduzione riservata