Bruce Willis: gli esordi, l’ascesa, il grande successo e la malattia de “l’indestructible”
La famiglia dell’attore, affetto da demenza frontotemporale, ha deciso di donare alla scienza il cervello del protagonista di “Die Hard” dopo la sua mortePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Tra i documentari più interessanti degli ultimi tempi dedicati alle star di Hollywood spicca “Bruce Willis, l’indestructible”. Diretto nel 2025 da Jacinto Carvalho, è andato in onda il 12 ottobre su Sky e in streaming su NOW col titolo “Bruce Willis: Duro a morire”, e racconta in 52 minuti la vita di Bruce Willis. Dai primi ruoli al grande successo, fino alla diagnosi della malattia, la demenza frontotemporale, che l’ha costretto ad abbandonare le scene, e di cui tanto si è parlato la scorsa primavera, quando la famiglia ha comunicato la decisione di donare il cervello dell’attore alla scienza.
Il dono
Dopo aver regalato al cinema interpretazioni iconiche, Willis si prepara, dunque, a regalare una parte di sé alla ricerca. Nel 2023, dopo una prima diagnosi di afasia e un successivo peggioramento della stessa, i medici avevano accertato che l’attore americano, che ha compiuto a marzo 71 anni, era affetto da demenza frontotemporale. Gli effetti della disfunzione neurologica legata alla patologia, nota come DFT, avevano iniziato a fare capolino nel 2020, fino al ritiro di Willis dopo oltre 100 film e la partecipazione a una dozzina di serie televisive, tra le quali “Moonlighting”, che lo rese celebre negli anni ’80 anche in Italia, dove andò in onda fino al 1992 su Rai 2, e poi su Rete 4.
La decisione di donare il cervello alla ricerca medica dopo la sua morte è stata presa dalla famiglia e resa nota dalla moglie Emma Heming, supportata dalle figlie dell’attore, Rumer, Scott LaRue e Tallulah Belle, avute da Demi Moore, rimastagli vicino dopo il divorzio, e Mabel Raynel e Evelyn Penn Willis, nate dall’amore con l’ex modella. Ufficializzata attraverso le pagine del libro “The Unexpected Journey”, scritto lo scorso anno dalla Heming, la notizia è tornata d’attualità in seguito al peggioramento delle condizioni di Willis.
la malattia
La Heming ha definito la scelta «emotivamente devastante ma scientificamente necessaria», nella consapevolezza che a differenza di altre patologie la FTD, che colpisce soprattutto i lobi frontali e temporali del cervello, alterando linguaggio, comportamento, personalità e capacità cognitive, è molto difficile da studiare con le sole scansioni, tipo risonanza magnetica e tac, mentre il paziente è in vita. Per capire come si formano gli accumuli di proteine anomale, la ragione per la quale colpisce aree specifiche del cervello legate, al linguaggio e alla personalità, e come sviluppare farmaci che oggi non esistono i ricercatori hanno bisogno di analizzare il tessuto cerebrale fisico post-mortem.
«Questo viaggio con la demenza frontotemporale mi ha aperto gli occhi sulle realtà che tante famiglie affrontano. È ciò che mi ha ispirato a creare The Emma & Bruce Willis Fund per sensibilizzare le persone sulla FTD, sostenere la ricerca e stare accanto ai caregiver che portano così tanto ogni giorno», ha sottolineato la moglie, sempre pronta a condividere il complesso iter della malattia di Willis, che l’8 agosto, in una cerimonia privata, ha partecipato al matrimonio della figlia Tallulah con il musicista Justin Acee.
Walk Of Fame
Al momento del suo ritiro l’attore aveva completato otto film in attesa di uscita, guadagnandosi un Razzie Award per una delle peggiori interpretazioni del 2021, poi annullato alla notizia della malattia. Nel tempo Willis ha perso la capacità di parlare e, dunque, di recitare, vuoi anche per il deterioramento delle capacità motorie, ma il suo lascito permetterà ai neurologi di mappare una malattia ancora oscura. Un’eredità che lo renderà immortale ben oltre la Walk Of Fame hollywoodiana, in cui l’attore statunitense, che all’attivo ha anche diversi album discografici, ha la sua stella dal 2006.
Se “Moonlighting” gli ha permesso di farsi conoscere al grande pubblico per la sua vena ironica, la consacrazione come prolifica star da action movie prende le mosse dalla pellicola “Trappola di cristallo” e i capitoli a seguire noti come la saga di “Die Hard”, ma Willis è stato diretto in carriera da registi come Brian De Palma (“Il falò delle vanità”), Robert Zemeckis (“La morte di fa bella”), Quentin Tarantino (“Pulp Ficton” e “Four Rooms”), Terry Gilliam (“L’esercito delle 12 scimmie”), Luc Besson (“Il quinto elemento”) e M. Night Shyamalan (“Il sesto senso”). Eterno come solo i grandi possono essere.
