Strappati dal terreno. Gettati a terra, le radici esposte. I boschi ogliastrini hanno perso centinaia di lecci, pini, alberi piccoli e grandi. Harry ha fatto strage di piante vecchie e giovani, sradicate, piegate, collassate su se stesse. Raffiche di scirocco fino a 160 chilometri orari in poche ore hanno decimato il patrimonio verde. Decine di grandi alberi abbattuti a Lanusei, Arzana e Villagrande. Dopo la mattanza sono cominciati gli interventi di riparazione. Un lavoro gravoso, già cominciato nei cantieri Forestas.

Legna da ardere

Gli alberi caduti nella maggior parte dei casi diverranno legnatico da distribuire alla popolazione. A Lanusei le 50 domande dello scorso anno diverranno 200. Nell’ora dell’emergenza. I Comuni hanno dovuto, in collaborazione con Forestale e Forestas, predisporre un argine ai prevedibili furti di legname. I predoni sono entrati in azione nelle ore subito successive alla tempesta ma i controlli hanno evitato il peggio.

Cosa fare

Michele Puxeddu, accademico forestale, indica quale è la strada da seguire per ripristinare la salute dei boschi feriti: «Intervenire quanto prima sulle piante atterrate dal vento siano esse conifere (pini cipressi e cedri) o latifoglie (leccio sughera e olivastro) che dovranno essere tagliate e sgomberate. Quindi dovrà essere eliminata la ramaglia per non favorire il proliferare di insetti. Sarà quindi necessario proteggere dal pascolo per evitare che gli animali degradino la rinnovazione naturale degli alberi». L’arma più potente è la prevenzione: «I boschi più resistenti al vento sono densi e pluristratificati con un ricco sottobosco anch'esso in grado di frenare l'azione del vento».

Nel cantiere

A Sarcerei, tra Lanusei e Gairo, Forestas sta intervenendo su una superficie di un ettaro che ha colpito l'80 per cento circa degli alberi di pino nero in piedi. Ne potranno essere ricavati circa 300 metri cubi di legname. Il cantiere è operativo con ampio utilizzo di uomini, attrezzature harvester, trattori e operai motoseghisti. L’intervento riguarda un numero elevatissimo di alberi, circa 300 con un altezza oltre i 20 metri. Gli interventi viaggiano a pieno ritmo anche negli altri presidi forestali ogliastrini colpiti dalla furia del vento ad Arzana, Ulassai e Seui.

Interventi nel cantiere Forestas

Non tutti gli alberi hanno avuto la stessa sorte. Alcune specie si sono dimostrate più resistenti. Motivo per cui gli esperti raccomandano l’importanza di valorizzare gli alberi più alti d'Ogliastra, i Pini radiata, alti più di 40 metri, rimasti in piedi nel territorio di Arzana. La ragione di tale resistenza ad un evento atmosferico eccezionale è da ricondurre alla posizione sul terreno rispetto alla direzione del vento e a un apparato radicale più profondo rispetto a pino marittimo e pino laricio, tra le specie più colpite.

«La profondità dell' apparato radicale – spiega Michele Puxeddu - è molto importante in caso di eventi così intensi. Consente agli alberi colpiti dalla tempesta di essere più resistenti ma la letteratura chiarisce come in caso di velocità del vento superiore ai 150 km/h tutti i boschi sono a rischio». Come accaduto negli anni scorrsi sulle Alpi, in Usa o Nord Europa negli anni scorsi.

«I boschi localizzati in canali e crinali pisti lungo la direzione del vento in concomitanza con le abbondantissime piogge verificatesi proprio in quei giorni precedenti in Ogliastra (600 mm in tre giorni) sono risultati particolarmente esposti agli schianti».

Il secondo step dopo i tagli sarà quello di difendere i boschi dal pascolo di bovini e caprini. In caso contrario dopo le operazioni di sgombero dei tronchi, il bosco avrebbe grossi problemi a rinascere.


 

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