Un Dna fatto di luce. Un lampo da 0,2 secondi, 2,3 di buio, un secondo fascio, 7,3 di eclissi. Dieci secondi per un giro completo. La sequenza, unica al mondo, è la carta di identità del faro di Bellavista. La lampada, di fabbricazione francese, è datata 1876, l’anno di fondazione. Da allora la torre a 156 metri di altezza svela ai naviganti l’accesso al porto. Dalla collina di porfido rosso tutto è magnifico: i primi contrafforti rocciosi della costa di Baunei, il borgo, Cala Moresca, San Gemiliano. Bruno Moi, 62 anni, assistente tecnico nautico, tortoliese d’adozione, dal 1994 è il reggente del “libero principato” di Bellavista. Il nome dice tutto, una repubblica fondata sulla bellezza. «Sono molto fortunato. Da 32 anni vivo in questo piccolo paradiso. Certo non avrei immaginato tutto questo, io volevo fare il meccanico come mio padre».

Andrea Boi e Bruno Moi

Paura dei fulmini

La sua casa sotto la lampada è piena dei ricordi. «Le difficoltà sono legate al meteo. Questo posto per sua natura è un raccoglitore di fulmini. Vietato avere paura». Moi non è il tipico guardiano da romanzo, il vecchio poeta scorbutico e solitario con molti scheletri nell’armadio. È persona solare, che ancora si stupisce della Grazia intorno alla sua torre d’avorio. Il successore Da poco più di un anno Moi non è più solo. Marco Boi, 47 anni, di Muravera, vincitore di concorso, lo aiuta nel lavoro. «Quando verrò a vivere qui sarà oltre i miei sogni. Ho fatto il concorso per impiegato civile della marina ma non avevo la minima idea di poter lavorare in un faro. Ho scoperto che c’era la possibilità quando ho visto le possibili destinazioni». Controllo, manutenzione, riparazione. Tutto deve filare liscio. Ne va della sicurezza del traffico marittimo e portuale. Le segnalazioni da Bellavista sono una sorta di semaforo per le imbarcazioni di Arbatax. All’epoca della costruzione il faro era isolato. I lavoranti raccoglievano l’acqua piovana in una cisterna, avevano il forno per il pane e il pollaio. All’arrivo di Bruno la struttura era molto diversa, grigia e trascurata. «Non vivendo qui i faristi non stavano sempre con il pennello in mano». Oggi Bellavista è un gioiello che accoglie i visitatori in occasione delle giornate Fai o quando Marina Militare comanda.

La storia

Attivo da 150 anni è uno dei fari più importanti dell’Isola, situato a 165 metri sul livello del mare sul promontorio omonimo. La struttura, alta 19 metri, presenta una torre a base quadrata e una lanterna di fattura francese, fondamentale per la navigazione con una portata di circa 26 miglia. Si trova a circa 3 chilometri dal centro di Arbatax ed è facilmente raggiungibile.

Venne edificato sui ruderi della torre spagnola di "Largavista" del XVII secolo e attivato dal Regio Ufficio del Genio Civile nel 1866. Viene spesso inserito nei percorsi del FAI o della manifestazione "Monumenti Aperti", come la tappa di Primavera nel Cuore della Sardegna. Fino al 31 dicembre del 2025 ha ospitato una stazione radar (dal 1974), gestita dalla Marina Militare che ha poi deciso di automatizzare le rilevazioni.

In cima

Una ripida scala risale la torretta fino alla cima. Alla fine della prima rampa c’è l’ottica rotante, il, meccanismo che consente al faro di ballare il suo tango con il buio. «Un tempo era manuale – spiega Marco – ogni tre ore l’addetto agiva con una leva per rilasciare il meccanismo, mentre il pendolo lo faceva ruotare». Dio non voglia ma ogni tanto il faro si spegne. «Può capitare all’accensione. In quel caso entra in azione un fanale di riserva per avere il tempo di risolvere il problema».

All’ombra del faro, Tortolì è cresciuta, Porto Frailis ha cambiato fisionomia. Solo la costa è rimasta la stessa e quel fascio di luce che dall’alto scruta la notte.

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