Autonomie tagliate, i Comuni non si arrendono: «Ecco perché confidiamo nel Tar»
I retroscena del ricorso ai giudici amministrativi di Ilbono e TerteniaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il piano di dimensionamento scolastico che taglia le autonomie nei centri di frontiera si può combattere nelle aule giudiziarie. Ne sono convinte le amministrazioni comunali di Ilbono e Tertenia che dopo le varie proteste – nelle stanze del potere e in piazza – hanno deciso di affidarsi a un avvocato e hanno presentato un ricorso al Tar Sardegna. Udienza camerale fissata per il prossimo 15 aprile.
I ricorsi sono due, il filo conduttore uno. E va al di là dei singoli casi. «Non si contesta il numero complessivo delle autonomie da ridurre, stabilito a livello statale», spiega l’avvocato Stochino, «ma il modo in cui sono state individuate le scuole da sopprimere».
Stochino, il caso non è semplice. La Regione, che doveva decidere, era stata commissariata.
«Parlano gli atti. Il punto centrale è che la Regione aveva già fissato criteri precisi nelle proprie linee guida, assumendo un vero e proprio autovincolo. Quei criteri indicavano una direzione chiara: intervenire prima sugli assetti organizzativi meno coerenti con il modello ordinario del sistema scolastico e, soprattutto, evitare di colpire i territori più fragili quando esistono alternative meno impattanti. La Giunta aveva definito il quadro dei criteri, raccolto le proposte territoriali e costruito un percorso istruttorio coerente. Quel percorso, però, non si è concluso, determinando l’intervento sostitutivo dello Stato e la nomina del commissario ad acta».
Perché mai il commissario Francesco Feliziani avrebbe dovuto attenersi ai quei criteri?
«Erano chiari i criteri su cui il commissario era chiamato a chiudere un procedimento già incardinato su un’istruttoria avanzata, invece lui ha operato scelte non pienamente coerenti con quel percorso, senza una motivazione adeguata rispetto alle risultanze già emerse».
Dunque?
«Il potere commissariale doveva muoversi dentro il perimetro tracciato dalla Regione, non ridefinirlo. Il commissario non può riscrivere da zero il piano: interviene in sostituzione della Regione e deve concludere un procedimento già definito nelle sue regole. Le linee guida regionali sono vincolanti (autovincolo) secondo l’articolo 14 della legge regionale 31/1984 e le scelte ivi indicate devono essere rispettate o, in caso di scostamento, essere motivate in modo rafforzato. Qui invece si introducono tagli nuovi, non coerenti con il percorso istruttorio e senza adeguata motivazione».
Quali sono i punti che intendete mettere in luce?
«La distanza tra il percorso regionale e la decisione finale emerge con particolare evidenza proprio su due aspetti centrali. Il primo riguarda la mancata priorità attribuita alla razionalizzazione delle direzioni didattiche e, più in generale, degli assetti non integrati del primo ciclo (ossia realtà in cui si riscontrano ancora oggi scuole elementari e scuole medie non verticalizzate in istituti comprensivi). Si tratta di strutture che la stessa normativa e le stesse linee guida regionali qualificano come residuali rispetto al modello ordinario dell’istituto comprensivo. Il processo di dimensionamento avrebbe dovuto concentrarsi innanzitutto su queste realtà, completando un percorso di riordino già indicato come necessario. Il fatto che tali assetti siano stati mantenuti, mentre si è intervenuti su istituti pienamente coerenti con il modello ordinario, rappresenta uno degli elementi più evidenti di incoerenza rispetto ai criteri fissati dalla Regione.
Il secondo riguarda la mancata considerazione del percorso pluriennale già compiuto da alcuni territori. Il dimensionamento non nasce oggi, ma è il risultato di una riduzione progressiva nel tempo. Alcuni Comuni hanno già subito accorpamenti negli anni precedenti, contribuendo in modo significativo al raggiungimento degli obiettivi regionali. Secondo i ricorsi, proprio questo elemento avrebbe dovuto orientare le scelte finali, evitando di concentrare ulteriori sacrifici sugli stessi territori. Anche sotto questo profilo, la decisione finale appare sganciata da una valutazione complessiva e coerente del sistema.
Fermo restando che la vertenza va oltre il “particulare”, esistono comunque peculiarità?
«Nel caso di Ilbono, la contestazione riguarda la soppressione di un istituto comprensivo operante in un contesto interno e fragile, senza che emerga una motivazione idonea a giustificare il mancato utilizzo di soluzioni più coerenti con i criteri regionali. Nel caso di Tertenia, la criticità è ancora più marcata, perché l’autonomia scolastica del Comune non risultava tra quelle individuate nella fase territoriale ed è stata inserita solo nella decisione finale, senza una spiegazione adeguata. In entrambi i casi emerge una distanza netta tra il quadro costruito dalla Regione e la decisione conclusiva assunta in sede commissariale. È proprio su questo punto che si colloca la posizione dei due sindaci (Giampietro Murru di Ilbono e Giulio Murgia di Tertenia, ndc) che scelgono una linea istituzionale chiara. Non si tratta di uno scontro con la Regione, ma della richiesta che venga sostenuto il percorso che la Regione stessa aveva costruito. Ilbono e Tertenia chiedono alla Provincia Ogliastra e all’Assessorato regionale competente di affermare con chiarezza questa coerenza, sostenendo una soluzione che rispetti i criteri già fissati e che distribuisca in modo equilibrato il peso del dimensionamento».
Cosa può fare la Regione commissariata, a questo punto?
«La questione che arriva davanti al Tar, ripeto, va oltre i singoli casi. Riguarda il rispetto delle regole che la pubblica amministrazione si è data e il modo in cui vengono tutelati i territori più fragili. Ed è su questo terreno che i due Comuni chiedono ora anche alla Regione di assumere una posizione chiara, non in contrapposizione, ma in coerenza con le proprie scelte».
