A chi conosce Dietrich Steinmetz – e a Cagliari sono decisamente in tanti – può sembrare strano. Non solo perché può vantare un’infanzia da sardo d’altri tempi, nell’incanto dello spiaggione di una Villasimius non ancora turistica, ma anche perché con la macchina fotografica e ora anche con l’obiettivo montato sul drone ha fatto e fa scoprire la città e i suoi dintorni a chi magari credeva di conoscerli già, e adesso a ogni ripresa resta di stucco. Eppure è tecnicamente italiano solo dalla mattinata di mercoledì 4 marzo. Almeno all’anagrafe: intimamente invece lo era da tanto tempo. Lo racconta in questa chiacchierata in cui, data la conoscenza con l’intervistatore, si è concordato di abdicare all’ipocrisia di darsi del lei.

Giurato?

Giurato.

In prefettura?

In Comune.

Il sindaco che ti ha detto?

Nulla: la cerimonia si fa in via Sonnino, non in municipio. Ho giurato sulla Costituzione davanti a una giovane e cortese funzionaria comunale, in un piccolo ufficio senza fronzoli.

Contento?

Francamente sì, direi felice. Io mi sento italiano da sempre ma adesso ho anche il certificato. E poi è il coronamento di un percorso molto lungo: era il terzo tentativo.

Come mai?

La prima volta avevo provato negli anni Ottanta: ero giovane, mi dissero che per ottenere la cittadinanza avrei dovuto fare il servizio militare. Ho lasciato stare e ho riprovato molto tempo dopo. A quel punto serviva un documento che però era introvabile. Ora ho deciso di riprovarci.

A quanti anni?

Vado per i 66.

Chi la dura la vince. A quale ufficio ti sei dovuto rivolgere?

Il modulo lo trovi online.

Tutto molto più rapido.

Rapido neanche tanto. I documenti che servono sono tanti, però te li chiedono uno alla volta: quando ne produci uno, a quel punto ti dicono qual è quello successivo. Alla fine è una pratica che è durata due anni e mezzo.

Un test di sopportazione della burocrazia ci sta bene, se uno vuole diventare italiano.

Non credere che la Germania sia messa meglio dell’Italia, quanto a burocrazia.

Noi però della Germania abbiamo un’immagine quasi mitica, di grande efficienza e di grande prestigio. E uno che lascia il passaporto tedesco per quello italiano sembra che prenda i suoi risparmi in marchi e li cambi in lire.

Ma io stamattina ho semplicemente sommato i marchi alle lire.

In che senso?

Non mi sono “sbattezzato da tedesco”: da oggi ho la doppia cittadinanza, tedesca e italiana.

Ci sono contraccolpi fiscali?

Nessuno: non avendo attività in Germania, pago le tasse solo in Italia.

Che cosa cambia adesso per te?

Nella vita quotidiana nulla, e nemmeno dal punto di vista giuridico. L’unica differenza è che ora potrò votare, e non mi sembra poco.

A proposito: sei più o meno il fotografo ufficiale della sinistra cagliaritana e diventi italiano proprio quando al governo c’è FdI.

Vero. E quindi oggi poter votare è ancora più importante, mi sembra.

Puoi rompere il ghiaccio già al referendum.

Prima devo farmi inserire negli elenchi elettorali e cambiare i documenti di identità.

Un ultimo tocco di burocrazia.

Sì, ma va bene: finora ho sempre avuto la carte di identità con la dicitura “non valida per l’espatrio”. Anche per andare in Corsica mi dovevo portare appresso il passaporto.

Come festeggi la cittadinanza?

È comunque una giornata di lavoro, a parte il giuramento. Ma poi con calma mi organizzerò per incontrare gli amici e festeggiare un po'.

Menu tedesco?

Direi che pizza e maccheroni sono la scelta giusta.

© Riproduzione riservata