Il 2026 sarà un anno significativo per gli appassionati di Agatha Christie (vale a dire per mezzo mondo, dato che secondo le stime più prudenti i suoi libri hanno venduto almeno due miliardi di copie, uno in inglese e l'altro nelle cento lingue in cui sono stati tradotti).

Innanzitutto il 12 gennaio ricorrono i cinquant'anni dalla morte, che la colse a 85 anni a Winterbrooh House, dove si era ritirata da tempo, indebolita nel corpo e in quella mente prodigiosamente capace di sfornare intrecci polizieschi e atmosfere squisitamente britanniche. Il Corriere della Sera ne annunciò in prima pagina la scomparsa – sottolineando che seguiva di pochi mesi quella del suo personaggio Hercule Poirot, defunto nelle righe di “Sipario” - e ne tracciò un bel ritratto a firma di Giulio Nascimbeni.

Nel pezzo lo scrittore prima citava un parere di Claudio Gorlier (“Era una conferma evidente della indistruttibilità del vittorianesimo: l'ultima rappresentante di una narrativa al tempo stesso edificante e impastata di orrori ormai addomesticati, eppure mai soppressi. Tutto sommato, era un'istituzione, un ente morale, una creatrice di favole astuta abbastanza da divertirsi di questa sua parte e da prendersi le sue perverse libertà”) e poi decretava: “Vittoriana era, e vittoriana è rimasta. Si è limitata a far ricevere il delitto nei salotti. E l'ha affidato, per quanto di provocante potesse essere ne suo gesto, all'oriundo belga Poirot, uno straniero, un detective che può permettersi di sorprendere sgradevolmente un inglese. Poirot fa delle domande, cosa che il galateo britannico non consente”. Più distaccata L'Unità, che diede la notizia a pagina 3 (prima della rivoluzione scalfariana gli articoli di cultura andavano in terza pagina) e la punzecchiò per i diritti d'autore ottenuti su scala industriale: “Qualcuno ha detto che, dopo Lucrezia Borgia, non ci fu altra donna capace come la Christie di ottenere il massimo rendimento finanziario dal delitto”.

E se l'anno nuovo si apre con il mezzo secolo dalla morte della più grande giallista della storia, si chiude con il centenario dell'unico mistero che la riguardò di persona, peraltro mai davvero risolto.

Era la sera del 3 dicembre 1926 quando Agatha Christie, all'epoca una scrittrice emergente di 36 anni, sparì dalla sua casa nel Berskhire. Aveva con sé una forte somma in contanti e una foto della figlioletta. Il giorno dopo la sua automobile fu ritrovata in una cava di gesso, i fari ancora accesi e all'interno la sua valigia e la sua pelliccia. Le ricerche durarono undici giorni e coinvolsero 15mila volontari. Diede un contributo anche il più celebre dei suoi colleghi, Arthur Conan Doyle: nonostante la sua formazione scientifica da medico e l'estrema razionalità simboleggiata dalla suo più celebre personaggio letterario, il padre di Sherlock Holmes affidò un guanto di Christie a una medium perché la rintracciasse. Ma non fu la pista paranormale a risolvere il mistero: dopo lunghe ricerche, quando sui giornali si cominciava a ipotizzare apertamente un delitto o il suicidio, la scrittrice fu ritrovata in un albergo a 350 chilometri di distanza, lo Swan Hydropathic Hotel di Harrogate, nello Yorkshire. Un anno fa, per National Geographic, la scrittrice e giornalista canadese Rosemary Counter ha messo in fila le quattro teorie più accreditate. La prima è che Christie abbia deciso di vendicarsi del marito, che le aveva comunicato di avere un'amante e di volere il divorzio. Da questo punto di vista può suonare significativo che la scrittrice non si sia registrata allo Swan Hydropathic Hotel con il proprio nome ma come “Teresa Neele”, e l'amante di suo marito si chiamava Nancy Neele.

La seconda ipotesi è che - scossa dalla recente morte della madre, dal trasferimento della sua migliore amica e dalla brusca fine del suo matrimonio – si sia allontanata per uccidersi, senza poi riuscire a portare a compimento il progetto. La terza, non incompatibile con la seconda, è che abbia effettivamente sofferto di una prolungata amnesia, come lei sostenne. Una parentesi di oblio che non le avrebbe impedito di raggiungere la stazione ferroviaria dopo aver abbandonato l'auto, arrivare nello Yorkshire e prendere alloggio nell'hotel. La quarta ipotesi è che sia stata una trovata pubblicitaria, escogitata da un'autrice che si era già fatta notare ma non era ancora diventata una celebrità. Suona gretto e poco nel suo stile, ma nel caso il progetto – scrive Counter - “funzionò in modo spettacolare: i giornali pubblicarono i suoi romanzi a puntate accanto alla notizia della sua scomparsa e le vendite dei libri raddoppiarono immediatamente”.

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