Addio vaschetta di gelato, le donne preferiscono il calice di vino
Dalle protagoniste delle serie tv alla realtà: sempre più ragazze con un bicchiere in manoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Non si ripiega più sul lavamano di pop corn, né sulla gloriosa vaschetta di gelato che ben prima di Bridget Jones, di Rachel e Monica (quelle di Friends ) e persino di Susan (la più problematica tra le quattro di Desperate Housewives), tutte le ragazze del mondo avevano eletto a migliori lenitivi dell’anima, del cuore o anche solo di una giornata storta. Oramai non c’è film, né serie tv in cui una signora non abbia un bicchiere in mano.
Oggi le nostre eroine spaccano il mondo quando sono al lavoro e finiscono a piangere davanti a un bicchiere quando tornano a casa. Non sono le dark ladies della vecchia Hollywood che spargevano veleno e intanto sorseggiavano un drink. E non sono quelle squinternate di Sex and the City che dello shopping e del cocktail Cosmopolitan facevano la ragione sociale delle loro uscite. Niente di tutto ciò. Oggi le protagoniste dei telefilm vengono disegnate così: donne in carriera emotivamente instabili.
Il bicchiere di vino rosso, tracannato nella solitudine di una casa elegante, sta lì per sintetizzare sperdimento, afflizione e insoddisfazione. Lo shot di tequila per festeggiare, il cocktail che accompagna una crisi esistenziale. Bevono come dannate Claire Underwood, moglie di Kevin Spacey in House of Cards; l’avvocata Alicia Florrick di The Good Wife; persino quella molto risolta donna di legge di Amy Gray in Giudice Amy. Olivia Pope in Scandal affronta ogni crisi politica con un calice di vino rosso; le protagoniste di Big Little Lies si ritrovano regolarmente davanti a bottiglie di bianco californiano.
Donne con un bicchiere in mano anche in tante scene iconiche dei film della vecchia Hollywood, ma era un altro pianeta. A dispetto delle rigide regole del codice Hays (l’insieme di norme di autoregolamentazione dell’industria cinematografica adottato negli Stati Uniti dal 1930 al 1968 che vietava scene di sesso, rappresentazioni di relazioni omosessuali, dettagli di violenza, nonché consumo di alcol a meno che non fosse necessario per raccontare un personaggio), sono stati tanti i personaggi femminili ad alto tasso alcolico. Come non ricordare Elizabeth Taylor in Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966): per interpretare Martha, sempre con un bicchiere di whisky in mano, lei ingrassò quasi quattordici chili. E Katharine Hepburn che, in Scandalo a Philadelphia (1940), tracanna drink a ripetizione. O Marilyn Monroe in Quando la moglie è in vacanza (1955), divina pure quando sorseggia cocktail.
Oggi l’alcol in scena è diventato un accessorio quasi imprescindibile. Se da un lato alcuni studi suggeriscono che la rappresentazione costante del bere come gesto glamour, e praticamente innocuo, possa influenzare i comportamenti e il costume, dall’altro si sostiene che lo schermo rifletta un cambiamento sociale già avvenuto.
Per restare all’Italia, il consumo di alcol è un problema di salute pubblica, viene sottolineato nella relazione del ministro della salute trasmessa al Parlamento lo scorso novembre e relativa al 2024. Otto milioni i consumatori a rischio, di cui 5,5 milioni uomini e 2,5 milioni donne. Sebbene il consumo giornaliero sia in calo, viene sottolineato, cresce il consumo fuori pasto e il binge drinking (ovvero l’abbuffata alcolica, più bicchieri in un brevissimo lasso di tempo) tra i 18-24enni (14.5%). E anche di questi giovanissimi, molte sono le ragazze.
