C’è un costo nascosto che pagano tutti gli automobilisti e i motociclisti: le accise. Le imposte sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo gonfiano il costo del pieno, alcune hanno radici lontane venti, cinquanta e anche novant’anni fa. Molti politici – l’ultima in ordine di tempo è stata la premier Giorgia Meloni – dall’opposizione hanno tuonato contro la “tassa iniqua”, salvo acconciarsi alle necessità del bilancio statale dopo essere transitati al Governo. Per ridurle c’è voluto un evento epocale: la guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Il Codacons la sistentizza così: «Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto carburanti varato dal governo, si scopre che le accise a partire da oggi caleranno solo di 20 centesimi di euro al litro, che diventano 24,4 centesimi se si considera anche l’Iva».

Cambio di rotta

È la seconda volta in tre mesi che le accise sui carburanti conquistano i riflettori della cronaca. La precedente novità è datata 1° gennaio 2026, quando il Governo spostò il peso delle imposte dalla benzina al gasolio. La misura inserita nella manovra finanziaria è stata giustificata con la necessità di ottemperare alle richieste dell’Unione Europea sulla «progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi», tra i quali figurano le agevolazioni sul diesel. La scelta comunque farà incassare più soldi allo Stato, una cifra intorno ai 500 milioni l’anno che si somma ai 25 miliardi di introiti dai carburanti. Al lordo dello sconto limitato ai prossimi 20 giorni, chi fa il pieno di benzina risparmia poco più di 40 centesimi ogni 10 litri, invece rifornirsi con dieci litri di gasolio costa circa 40 centesimi in più.

L’elenco

Le 19 accise sui carburanti introdotte nel corso degli anni sono a loro modo un campionario della storia italiana. 

1) Guerra d’Etiopia del 1935-1936: 1,90 lire (0,000981 euro);

2) crisi di Suez del 1956: 14 lire (0,00723 euro);

3) ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963: 10 lire (0,00516 euro);

4) ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966: 10 lire (0,00516 euro);

5) ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968: 10 lire (0,00516 euro);

6) ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976: 99 lire (0,0511 euro);

7) ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980: 75 lire (0,0387 euro);

8) missione Onu durante la guerra del Libano del 1982: 205 lire (0,106 euro);

9) missione Onu durante la guerra in Bosnia del 1995: 22 lire (0,0114 euro);

10) rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004: 0,02 euro;

11) acquisto di autobus ecologici nel 2005: 0,005 euro;

12) emergenza terremoto in Abruzzo del 2009: 0,0051 euro;

13) finanziamento alla cultura nel 2011: da 0,0071 a 0,0055 euro;

14) gestione immigrati dopo la crisi libica del 2011: 0,04 euro;

15) emergenza alluvione Liguria e Toscana del novembre 2011: 0,0089 euro;

16) decreto Salva Italia del dicembre 2011: 0,082 euro (0,113 sul diesel);

17) emergenza terremoti dell’Emilia del 2012: 0,024 euro;

18) finanziamento del ‘Bonus gestori’ e riduzione delle tasse ai terremotati dell’Abruzzo: 0,005 euro;

19) spese del decreto Fare del 2014: 0,0024 euro.

Il prezzo alla pompa

Ma come si determina l’imposta sui carburanti? Primo: lo Stato stabilisce un valore fisso dell’accisa per ogni 1.000 litri. Dal 2026, per benzina e gasolio è pari a 672,90 euro (ovvero 0,6729 euro al litro che si riduce a 0,472,9 sino ai primi di aprile 2026 ). Secondo: si arriva al prezzo industriale sommando l’accisa al costo della materia prima e ai margini di distribuzione. Terzo: l’iva al 22 per cento si applica al prezzo industriale applicando di fatto una tassa sulla tassa. L’importo che ne deriva è il prezzo alla pompa.

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