A teatro il galateo è segno di cultura, non solo di buone maniere
Tra regole non scritte e raccomandazioni esplicite, ecco la guida dello spettatore rispettosoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Cosa hanno in comune la prosa, la sinfonica e la lirica? Il teatro. E ovunque al mondo ci sia un palcoscenico e un pubblico, esistono regole – talvolta non scritte – per consentire agli artisti di dare il meglio e agli spettatori di non essere disturbati durante lo spettacolo. Entrare in un teatro è un gesto che porta con sé un peso simbolico non indifferente. Si attraversa una soglia che separa il mondo esterno, con il suo caos, i suoi telefonini e il suo rumore di fondo, per entrare in uno spazio dedicato alla cultura, all’ascolto, alla concentrazione e all'emozione condivisa.
Eppure, sempre più spesso, la soglia dei teatri viene attraversata senza la dovuta consapevolezza. Il risultato è una platea che – anche involontariamente - disturba, distrae, minando la magia che il palco può offrire a chi ama lasciarsi trasportare. “Le buone maniere non sono un insieme di regole che devono essere imposte dalla direzione – si leggeva sino agli anni Novanta nel foyer della Symphony Hall di Boston (sala concerti che risale al 1900) – ma il patto sottoscritto reciprocamente da tutti coloro che amano il teatro e hanno pagato il biglietto per assistere allo spettacolo, frutto di mesi di prove, sacrifici e studio”.
Una frase attribuita a Toni Servillo ci ricorda che il teatro è uno degli ultimi luoghi in cui si chiede ancora alle persone di stare in silenzio insieme. “È un atto quasi rivoluzionario, nel mondo di oggi".
Ai giorni nostri quello che tutti gli appassionati indicano come il principale tra tutti i fattori di disturbo per gli spettatori è sempre e solo uno: il telefonino. Nel Regno Unito quado si illumina un telefonino in platea viene ribattezzato dagli integralisti della lirica e della sinfonica “l’elefante nella stanza”. Il cellulare è diventato la fonte numero uno di proteste e disagio nei teatri di tutto il mondo. Non basta abbassare il volume: la modalità silenziosa non è sufficiente se lo schermo si illumina nel buio della sala e abbaglia chi siede vicino. In un ambiente dove solo il palcoscenico deve restare illuminato, per ottenere così l’immersione di chi assiste, una notifica che illumina il display di uno smartphone equivale a puntare una torcia in faccia al vicino di poltrona. “La soluzione è una sola – si legge in un articolo che sintetizzava le regole di galateo da tenere alla Scala di Milano - spegnere il telefono. Non silenziarlo, non metterlo in modalità aereo: spegnerlo”. Le due ore di uno spettacolo, statene certi, non richiederanno la vostra reperibilità.
Lo stesso vale, naturalmente, per fotografare o filmare durante la rappresentazione. Oltre a essere quasi sempre vietato per ragioni di copyright, è un comportamento che disturba visivamente chi è seduto intorno a voi e distrae gli stessi artisti sul palco. Il ricordo di una serata a teatro dovrebbe vivere nella memoria di chi ha partecipato, non in un video o in una foto che – una volta fatta e pubblicata sui social – probabilmente nessuno guarderà più.
Un’altra regola che sino a qualche tempo fa era ferrea in tutti i teatri di prosa, lirica e sinfonica del mondo era quella della puntualità: il cosiddetto rispetto che comincia prima dell'inizio della serata. Arrivare in ritardo a teatro era da sempre ritenuta una delle forme di maleducazione più subdole, perché chi arriva tardi è costretto poi a disturbare chi già è immerso nella musica o nella recitazione degli attori. Ogni ingresso tardivo in sala spezza la concentrazione di decine di spettatori, costretti a spostarsi, ad alzarsi, a perdere il filo di una scena o di una battuta. Molti teatri, non a caso, ancora oggi non consentono l'ingresso in sala dopo l'inizio dello spettacolo, riaprendo le porte solo negli intervalli. Arrivare con almeno quindici o venti minuti di anticipo rispetto all'orario indicato è una norma di buon senso, non un lusso.
Durante una serata a teatro il silenzio e l’attenzione hanno un valore assoluto, perché consentono la partecipazione attiva di tutti. Per questo, bisogna essere chiari, diventa fastidiosissimo chi commenta le scene sottovoce con il proprio vicino, canticchia, tamburella le dita sul bracciolo, tossisce ripetutamente senza coprirsi la bocca, oppure scarta le caramelle convinto di non disturbare il prossimo. Si sbaglia, sono tutti comportamenti che sembrano irrilevanti al singolo ma che, moltiplicati per una platea intera, creano un sottofondo insopportabile. Stesso discorso delle caramelle vale per chi fruga nelle borse alla ricerca di chissà cosa, oppure quado le maschere (il personale del teatro) passeggia in lungo e in largo con il suono delle suole che risuona in modo amplificato in un ambiente acustico progettato apposta per portare il minimo rumore a ogni angolo della sala.
Girando per i regolamenti del galateo dei teatri di mezzo mondo che si trovano sulla rete una particolare raccomandazione viene sollecitata a chi va a vedere uno spettacolo pur con il raffreddore o sapendo di avere una tosse persistente: la gentilezza vuole che si portino pastiglie (non con confezioni di plastica da scartare) o fazzoletti e che, nei momenti più critici, si cerchi di coprire il suono con discrezione. Nessuno può controllare la propria salute, ma tutti possono attrezzarsi per minimizzarne l'impatto sugli altri.
L'abbigliamento e il profumo sono dettagli da non trascurare. Vestirsi per andare a teatro – vi diranno tutti gli appassionati - è un gesto di rispetto verso lo spazio che si frequenta e verso le persone che vi lavorano. Non si tratta di indossare l'abito da sera ogni volta, visto che ormai i teatri contemporanei hanno standard molto più inclusivi rispetto al passato, ma di presentarsi con un abbigliamento che rispecchi la cura con cui ci si deve approcciare all'evento. Discorso analogo per i profumi. Un tocco di profumo è parte di una serata elegante, una fragranza applicata con generosità eccessiva in uno spazio chiuso e affollato diventa una vera e propria aggressione olfattiva per chi soffre di allergie o semplicemente non condivide gli stessi gusti in fatto di aroma. In questo caso – come si soleva raccomandare nei teatri francesi - la regola non scritta è quella dei due passi: il profumo dovrebbe essere percepibile solo a distanza ravvicinata.
In sintesi, anche se nessuno ve lo dirà, le regole non scritte che sarebbe bene ricordare nei teatri di prosa, lirica e sinfonica di tutto il mondo sono sempre le stesse: spegnere il telefonino, arrivare con qualche minuti di anticipo, evitare ogni rumore non necessario durante lo spettacolo, usare profumi con discrezione, non bisbigliare né canticchiare (anche se si conoscono le arie). L’unico rumore consentito – e solo nei tempi adatti – è l’applauso. Dopo tanto silenzio e tanta attenzione gli applausi sono il momento in cui il pubblico può e deve esprimersi. Applaudire è un atto di gratitudine collettiva, il segnale che la comunicazione tra palco e platea ha funzionato.
Nei concerti classici, per convenzione, si applaude soltanto alla fine di un'opera e non tra i vari movimenti, salvo non ci sia un cambio di scena. Negli spettacoli teatrali e di prosa, gli applausi alla fine di ogni atto sono benvenuti. La standing ovation, quando è sincera, è il massimo omaggio che un pubblico possa tributare a chi ha messo in scena lo spettacolo.
Tutte queste regole – spesso non scritte ma tramandate da generazioni di appassionati di lirica, sinfonica e prosa - hanno un denominatore comune: la consapevolezza che non siamo soli. Andare a teatro è un'esperienza collettiva per definizione — e proprio per questo richiede una forma di attenzione verso gli altri che va oltre l'abitudine quotidiana. Non si tratta di rigidità o di snobismo culturale: si tratta di rispetto, nella sua accezione più semplice e più profonda. Rispetto per chi ha lavorato per offrirci uno spettacolo. Rispetto per chi ha scelto di condividere con noi quella serata. E, in fondo, rispetto per noi stessi — perché una serata vissuta con pienezza vale infinitamente di più di una distratta.
