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Porcetto sardo, Piana contro la legge regionale: "Distrugge una tradizione millenaria dell'Isola"

Lunedì 20 Agosto alle 14:44 - ultimo aggiornamento alle 16:02


Tore Piana

"La Legge Regionale numero 28 del 2 Agosto 2018 - approvata all'unanimità dal Consiglio Regionale a pochi giorni da Ferragosto - va urgentemente modificata", a chiederlo è Tore Piana, presidente del Centro Studi Agricoli.

Il motivo? "Così come è stata approvata distrugge una tradizione millenaria della Sardegna, costituita dal 'porcetto sardo'", chiarisce Piana.

"Due sono gli articoli che non vanno bene - spiega il presidente - : l'articolo 4 al comma 2 della Legge regionale 28 e il numero 9".

L'articolo 4 "sostiene come nell'allevamento familiare si possono detenere fino a quattro capi suini da ingrasso e non è consentita la presenza di capi riproduttori. Nella stessa azienda agricola non è consentito più di un allevamento di tipo familiare. Tutti i capi allevati sono destinati all'autoconsumo e non sono oggetto di attività commerciale o di movimentazione verso altri allevamenti. Ciò significa che in Sardegna, con allevamento per uso familiare non può essere prodotto "il porcetto sardo" ma solo l'ingrasso per un massimo di 4 maiali. Una norma che non sta ne in cielo ne in terra - continua Piana - , tutti sanno e tutti sappiamo, che per tradizione millenaria in Sardegna, allevare e produrre in proprio il porcetto sardo è una tradizione millenaria e non sarà certo una Legge a bloccare".

Il problema della peste suina "non si combatte con Leggi come questa, ma collaborando con tutti gli attori della filiera - assicura - . Le Leggi devono essere studiate e approvate per semplificare e agevolare la vita delle persone in comune e non studiate per creare burocrazia, confusione e come in questo caso per mascherare una incapacità della Pubblica Amministrazione ad eseguire i dovuti controlli alle persone, che allevano in Sardegna maiali per uso familiare e che invece vendono illegalmente e in nero i porcetti e le carni di maiale o le salsiccie".

L'articolo numero 9 della Legge 28 del 2/8/2018 è messo in discussione là dove si parla di "programmi di studio e valorizzazione di soggetti derivati dall'incrocio della razza sarda con altre razze; la nascita di "Centri gran parentali" per la produzione di riproduttori e la nascita di "Centri F.A." per la produzione di seme per la fecondazione artificiale".

La razza del Suino Sarda "non deve minimamente essere incrociata con altre razze - continua Piana - anche questa è una norma che va modificata immediatamente, noi siamo orgogliosi delle razza sarda del suino e la vogliamo mantenere e difendere a qualsiasi costo. Trovo assurdo questa norma. Non vorrei che dietro a questo blitz estivo ci siano interessi di alcuni, che vorrebbero accaparrarsi l'esclusiva dei centri di fecondazione artificiale per la riproduzione del seme", conclude il presidente del Centro Studi Agricoli.

(Unioneonline/s.a.)

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3 commenti

  • sadam 31/08/2018 13:30:46

    No al porchetto, adesso ingrassano i politici!!
  • Giano 31/08/2018 11:40:32

    Tanto vale mangiare pollo o tacchino. Non sanno di niente ugualmente, ma almeno sono più teneri e costano meno.
  • Giano 31/08/2018 11:39:13

    Intanto si chiama "porchetto" e non "porcetto". Solo a Sassari e nel Logudoro lo chiamano porcetto. Il porchetto sardo non esiste più, scomparso da decenni. E' lo stesso maialetto che si trova in Emilia, Lombardia, Veneto. Cominciate a capire adesso (dopo 50 anni) la fesseria stratosferica che avete fatto a sostituire i nostri maiali con quelli emiliani, giusto perché avevano meno lardo e più carne? Risultato? Maiale, vitello, tacchino, hanno tutti lo stesso gusto; sanno di niente. Contenti?