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La lettera del giorno: "Ridiamo all'Università il suo autentico valore"

Domenica 25 Marzo alle 11:44


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Pubblichiamo oggi la risposta di uno studente universitario cagliaritano alla lettera-sfogo di una collega circa le difficoltà, nell'ateneo del capoluogo, per gli iscritti alla facoltà di Lingue.

***

"Gentile redazione,

scrivo in risposta alla lettera-sfogo di una studentessa che imputava alla disorganizzazione degli esami di lingua la propria condizione di fuori corso.

Sono anche io uno studente di Lingue e vorrei dare la mia opinione a riguardo. Al di là di contenuti fuorvianti (3 sessioni sì, ma per un totale di 6 appelli all'anno) e gravi accuse figlie di un'assurda dietrologia (parafrasando, "sembra che i docenti non ci facciano passare gli esami per farci pagare più tasse"), mi sembra che la rimostranza della collega non faccia altro che confermare una tendenza diffusa che ho avuto modo di riscontrare nei miei anni da rappresentante degli studenti dei corsi di Lingue.

Al netto delle situazioni personali e degli effettivi e numerosi problemi che esistono - nessuno vuole negarlo - credo sia il caso di fermarci un attimo a riflettere e ridare all'Università il suo valore: quello di un sistema di cui io studente entro a fare parte al momento dell'iscrizione, accettandone le condizioni (regolamento tasse compreso), e la cui qualità dipende anche dal rendimento di chi ne fa parte, studenti compresi.

Da un lato l'Università deve garantire gli strumenti e le risorse che mi consentano di raggiungere determinati obiettivi, per i quali però io studente devo garantire il massimo impegno. Tradotto: io studente ho dei diritti che l'Università deve garantirmi, ma ho anche dei doveri ai quali non mi posso sottrarre, non senza conseguenze almeno.

Succede invece che ad oggi questo "patto" di responsabilità reciproca viene tradito da una parte consistente (non dalla totalità, perché per fortuna c'è anche una parte virtuosa) di coloro che invece ne avrebbero più benefici - gli studenti stessi - e che concepisce il proprio rapporto con l'Università come quello tra cliente e commerciante: pago le tasse e automaticamente ho il diritto di passare gli esami. Tradotto: sta venendo meno non solo l'idea di Università come sistema, ma anche l'interesse a fare parte di questo sistema. Prova ne sia il fatto che le lezioni di lingua straniera e rispettivi tutorati hanno una bassissima frequenza, che SEI (SEI!!!!) appelli l'anno non sono sufficienti per passare un esame, che gli esami si affrontano come fossero il superenalotto ("Lo tento"), che si presenzia a seminari e laboratori solo "in cambio di" crediti universitari.

A ciò si aggiunga l'ormai inesistente partecipazione alla vita universitaria e studentesca, unica via per conoscere veramente le regole del gioco, dare credito e struttura alle proteste e portarle nelle giuste sedi, e invece scavalcata dalla gogna mediatica, perché l'importante è fare rumore e scandalo.

Il risultato sono queste lamentele fini a se stesse, che difficilmente portano da qualche parte. Auguro a chi ha scritto la lettera e a chi ne ha in qualche modo condiviso i contenuti che questo sia davvero il modo di risolvere la situazione. Ma non ci spererei nemmeno troppo".

Lettera firmata* - Cagliari

(Le generalità, a conoscenza della redazione, vengono omesse nel rispetto della privacy e secondo la normativa vigente)

 
l universit di cagliari
La lettera del giorno: "Corsi di lingue a Cagliari, non creiamo allarmismi"

 
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La lettera del giorno: "Esami di lingue all'Università di Cagliari, un limbo infinito"

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7 commenti

  • direzionesa 28/03/2018 16:25:14

    A me l'università ha rubato 4 anni della mia vita ( quanti me ne sono occorsi per "dare" tutti gli esami presenti nel mio piano di studi), salvo capire che non avevo la minima idea di come funzionasse il mondo del lavoro e le sue reali esigenze, quindi altri 4 anni di esperienze nella vita reale per poter finalmente decidere di laurearmi e essere pronto alle chiamate del mondo del lavoro.... cosa puntualmente avvenuta grazie alla "mia" scuola, non certo a quella dei 30 e"mi saluti suo padre.."
  • Sardofelix 28/03/2018 12:06:43

    1. Togliere valore legale ai titoli di studio; 2. Numero chiuso proporzionato in tutte le facoltà; 3. Innalzare le tasse universitarie a tutti, e in modo progressivo specialmente a chi va fuori corso; 4. Con il tesoretto ricavato dal punto 3 esonerare dal pagamento delle tasse: gli studenti meritevoli in misura parziale e gli studenti meritevoli e bisognosi in misura totale; 5. Privatizzare le Università, a partire dai cdl in materie scientifiche.
  • unione04 25/03/2018 23:07:51

    Dalla lettera dei professori e quella dell'ex rappresentante degli studenti é chiaro che i responsabili dello stato in cui versa l'università sono gli studenti stessi. Avanti così.
  • Brent 25/03/2018 21:47:00

    Il problema è che l'università si è trasformata da centro di creazione e diffusione del sapere in mercato di esami a causa di una serie di scellerate riforme legislative, perché si è imposta l'errata convinzione che lo studio serve solo ad ottenere il titolo di laurea, un pezzo di carta utile nella ricerca di un qualsiasi posto di lavoro, lavoro con il quale potremo comprare tante cose inutili tra le quali anche tasse d'iscrizione all'università e partecipare al mercatino dei crediti formativi
  • numeronove 25/03/2018 19:14:50

    ...Si si ridiamo, anche se c'è poco da ridere. Saludos
  • sardinia 25/03/2018 13:02:43

    Sarebbe facile, pertanto, avendo sentito le famose "due campane" (la prima quella della studentessa, adesso questa dello studente), analizzarne i risultati, d'altronde scontati. Sono apparse due tesi diametralmente opposte: quella veritiera di oggi e l'altra (this beats everything!) di coloro che tentano dieci volte un esame senza preparazione. Ma io, non ce l'ho tanto con la studentessa, ma con la quasi totalità di interventi che si scagliavano contro l'Università. Mario Sconamila.
  • Mauriotto 25/03/2018 11:51:24

    Si il giusto valore appunto, sono anche troppi i giovani parcheggiati all'università che tanto non troveranno sbocco, in poche parole ci sono troppi laureati e l'università sta perdendo valore, è bene che i numeri siano ancora più chiusi, se ne laureano di meno ma almeno trovano lavoro per quello che hanno studiato, laurea in lingue per fare il facchino 3 mesi a Villasimius