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Sardegna al femminile: Elisa Nivola, sa tessidora de paghe

Mercoledì 19 Aprile alle 11:22 - ultimo aggiornamento Giovedì 27 Aprile alle 09:35


Elisa Nivola con alcuni alunni

Elisa Nivola è stata la “tessitrice” di un nuovo modello educativo, inclusivo e di grande attenzione ai giovani e alla Sardegna, che la fanno meritoriamente inserire fra le figure femminili più autentiche e rappresentative del patrimonio culturale dell’Isola. Allieva del grande filosofo Aldo Capitini, vivrà la pedagogia come valorizzazione del fantastico e dell’invenzione, stimolo incessante all’agire creativo, atto d’amore per la sua terra, strumento senza pari per apprendere insieme ai propri alunni, crescendo e interrogandosi insieme.

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Fili di parole, trama di ascolto, ordito di pratica e confronto. La vita di Elisa Nivola, teorica della non violenza e da molti considerata una delle più grandi pensatrici italiane del ‘900, scorre sul telaio del pensiero e dell’educazione culturale della sua terra, la Sardegna.

I PRIMI STUDI - Nata a Orani nel 1926, dedica l’intera vita all’insegnamento. Dapprima come maestra elementare a Sassari e a Cagliari, dove comincia a mettere in pratica quella passione per l’educazione e per il mettersi a disposizione degli altri che la seguirà per l’intera vita.

Negli anni ’50 la sua istruzione si arricchisce di un’esperienza fondamentale: frequenta un corso di formazione educativa e assistenziale al Bureau de l’Éducation Nationale di Ginevra, confrontandosi con teorici e studiosi di tutto il mondo.

Tornata in Sardegna, decide di iscriversi alla facoltà del magistero di Cagliari: Cecilia Motzo D’Accadi, prima donna in Italia a insegnare filosofia, sarà per lei oltre che docente un autentico esempio di consapevolezza, modello di vita dedicata al pensiero.

Il filosofo Aldo Capitini
Il filosofo Aldo Capitini

L'INCONTRO CON IL FILOSOFO - Nel 1958 “l’incontro indimenticabile” con Aldo Capitini, pensatore ascetico e quasi mistico soprannominato il Gandhi italiano. Elisa prepara con lui la tesi di laurea sulla Riforma Gentile, diventando poi sua assistente e professoressa associata, nonché discepola ed erede culturale. Fino al 2001 insegnerà Storia della Pedagogia a Cagliari, al Magistero. All’Università sarà promotrice di un Seminario di Educazione Permanente aperto a tutti gli studenti di ogni Facoltà, che durerà dieci anni e formerà moltissimi giovani. Ma il suo impegno maggiore sarà nella promozione di progetti con le scuole del territorio per contrastare la dispersione scolastica, promuovere le biblioteche, mettere a fattor comune la conoscenza, diffondere il bilinguismo. Convinta dell’importanza della diffusione e valorizzazione della lingua sarda, sarà attiva a Cagliari in quartieri difficili, ad esempio nella scuola di via Podgora, dove porterà la sua idea di scuola oltre la scuola, inclusiva e partecipativa, dipingendo ad esempio insieme agli alunni porte e pareti in un processo educativo che valica il rigido insegnamento.

GRANDE VISIONARIA - La pedagogia diviene così volontà di donare, stimolo incessante all’agire creativo, a conoscere se stessi attraverso gli altri. È importante per lei tornare alla valorizzazione del fantastico e dell’invenzione, a liberare la creatività dei ragazzi, ad assecondarli nelle passioni e aspirazioni in percorsi di comunicazione vera, autentica: una sorta di nuova umanizzazione. Ottimista, consapevole dei problemi della sua terra, non perderà mai la speranza di un futuro migliore. "È stata una grande visionaria – racconterà la sua allieva Wanda Piras – cinquant’anni fa già predicava la lotta, oggi attualissima, alle servitù militari. Dove passava seminava bontà ed equilibrio, sollecitando sempre il confronto e la collaborazione".

Elisa Nivola in un'immagine recente
Elisa Nivola in un'immagine recente

UNA LEZIONE DA NON DIMENTICARE - Elisa Nivola è stata portatrice di pace e di non violenza, intesa come capacità di mediare i conflitti che non necessariamente sono negativi, ma insegnano a crescere e andare avanti. Ha lottato per le sue idee, educando però anzitutto se stessa al rispetto e all’ascolto senza pregiudizi. Per lei il pensiero è stato anzitutto bisogno, ma poi impegno, passione, atto d’amore per la sua terra, umiltà estrema nell’apprendere insieme ai suoi alunni, crescendo e interrogandosi insieme.

Una lezione preziosa, da non dimenticare.

La storia completa nel volume "Sardegna al femminile" disponibile nello store online a questo link

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7 commenti

  • rosalux 22/04/2017 19:44:45

    Per il suo grande amore per l’insegnamento e per la notevole attenzione verso gli studenti delle classi più disagiate, questa Grande Donna Sarda mi ha fatto venire in mente due grandi personalità del campo educativo: Maria Montessori e Don Milani. E noi abbiamo avuto la fortuna e l‘onore di essere suoi corregionali. Credo di averlo già scritto, ma scoprire che la Sardegna ha visto nascere tante Donne di eccezionale levatura è una piacevole sorpresa.
  • Macomerese53 20/04/2017 21:35:44

    Certo un caso, una coincidenza. La colpa è nostra che stiamo dalla parte opposta.
  • Giano 20/04/2017 17:39:41

    #Macomerese53: grazie per l'invito. Sono certo che questo filosofo abbia dato un contributo notevole allo sviluppo ed alla crescita culturale dell'intera Umbria. Più fanno marce ed appelli per la pace e più scoppiano conflitti e guerra. Mi sa che sono controproducenti e portano anche sfiga. Tutti i personaggi meritevoli di menzione in qualche modo sono sempre collegati, direttamente o indirettamente, alla stessa parrocchia sinistra. Ma sono certo che è solo un caso, una pura coincidenza.
  • Macomerese53 19/04/2017 21:13:35

    Sicuramente la signora Nivola, sarebbe stata un'ottima educatrice e pedagogista, se non fosse stata allieva di Aldo Capitini:filosofo, politico e antifascista di Perugia. È stato il promotore della marcia della pace Perugia_Assisi e primo ad aver utilizzato la bandiera della pace.Giano,ti invito a Perugia, non solo per Burri, ma anche per farti vedere quel che ha fatto Capitini.
  • Redazione 19/04/2017 15:48:21

    A noi l'intervento è sembrato solo un po' piccato, ma se lei la vede così, rispettiamo la sua visione della via Podgora e pubblichiamo. Anche la sua "sorpresa". Grazie.
  • Giano 19/04/2017 14:35:27

    Pensavo proprio che questo non lo aveste pubblicato. Invece, eccolo; mi sono sbagliato. Grazie. Ogni tanto bisogna anche prendere la realtà con un po' di ironia, senza intenti provocatori o offensivi; giusto per sorridere; altrimenti c'è da spararsi. Questo commento potete anche non pubblicarlo; è solo per ringraziarvi di non averlo censurato. Grazie ancora.
  • Giano 19/04/2017 14:12:55

    Ecco perché la zona di Via Podgora è diventata una specie di isola felice dove vivono asceti, eremiti, santoni, cultori dello zen, arancioni e seguaci new age, studiosi e pensatori, filosofi e cultori della pace e non violenza. Sono i bambini cresciuti con quegli insegnamenti e che, da adulti, hanno dato vita alla famosa "Scuola di via Podgora". A metà strada fra i "Ragazzi di Via Panisperna", la Scuola di Atene e un monastero tibetano. Ora capisco.