Cronaca » Cagliari

"Dai rifiuti il combustibile", il progetto di uno scienziato cagliaritano

Domenica 14 Maggio alle 12:54 - ultimo aggiornamento alle 15:31


Alberto Varone

Catturare l'anidride carbonica, eliminarla dall'ambiente e convertirla in combustibile. Il progetto dello scienziato cagliaritano Alberto Varone è ambizioso: trasformare un problema (i rifiuti industriali e domestici o gli scarti agroalimentari) in una risorsa (gas metano, benzina, gasolio). Su di lui puntano il Crs4 (il Centro di ricerca, sviluppo e studi superiori in Sardegna), Sardegna Ricerche e l'Università cagliaritana. Da qualche mese è in fase di sviluppo uno studio sul riciclo della Co2 e degli scarti agro alimentari per la produzione di biometano, nella Piattaforma per le energie rinnovabili di Macchiareddu.

LINEA DIRETTA - Varone, 51 anni, sposato, due figli, è un prodotto fatto in casa: diploma al Michelangelo, quando il liceo scientifico era in via Grazia Deledda, laurea a pieni voti in Fisica all'università di Cagliari. È sempre stato un globetrotter della scienza. Dopo aver svolto il suo dottorato in "Fisica dei sistemi complessi" a Firenze, ha iniziato a lavorare al Crs4. Negli ultimi 15 anni è stato alle dipendenze del Cern di Ginevra e dell'Enea dove ha partecipato al progetto di "Sviluppo dei sistemi energetici sostenibili", in collaborazione con il premio Nobel italiano per la fisica Carlo Rubbia.

In Germania (Varone vive a Berlino con la famiglia e fa la spola con il capoluogo dell'Isola) ha avuto la possibilità di lavorare all'Istituto per gli studi avanzati sulla sostenibilità di Potsdam (ente del ministero della Ricerca), nel gruppo guidato da Rubbia, occupandosi per il Governo tedesco di tematiche legate al sistema energetico sostenibile.

COMBUSTIBILE DAI RIFIUTI - L'Energiewende (la rivoluzione del sistema energetico) è un problema cruciale per la ricerca. "Il Governo e la società tedesca sono fortemente impegnate nella transizione verso un sistema di approvvigionamento e distribuzione dell'energia sostenibile da un punto di vista ambientale e sociale", spiega lo scienziato cagliaritano. "La possibilità di coniugare uno sviluppo del settore energetico, e di conseguenza di quello sociale e industriale, è un argomento cruciale e presente quotidianamente nella discussione politica e mediatica tedesca".

In cosa consiste il vostro progetto?

"Vorremmo importare in Sardegna, adattandoli alle nostre esigenze, gli studi nel campo della ricerca energetica in Germania e nei paesi nordici (noi abbiamo più bisogno di gas metano, i tedeschi necessitano di combustibili fossili liquidi".

L'aumento della quantità di anidride carbonica nell'atmosfera incrementa l'effetto serra e contribuisce quindi all'aumento della temperatura media del pianeta.

"In pratica - precisa Varone - l'obiettivo è triplice: la possibilità di coniugare la riduzione delle emissioni in atmosfera, con la disponibilità intermittente delle energie rinnovabili (eolico e fotovoltaico) e la riduzione del consumo e delle importazioni delle fonti di energia fossile (benzina o gasolio)".

Come si concretizza il progetto?

"È possibile sintetizzare per via industriale carburanti e materiali del tutto identici a quelli derivati dalle fonti fossili, partire dall'anidride carbonica ricavata dalle emissioni industriali, e dagli scarti di qualsiasi genere, e dall'idrogeno ottenuto per elettrolisi dell'energia elettrica derivata dalle fonti rinnovabili, quali fotovoltaico o eolico".

Energia fatta in casa?

"Questo tipo di tecnologie - spiega Varone - permetterebbe di integrare sul territorio un sistema energetico intelligente (smart grids) sfruttando l'energia elettrica e il metano, che viene totalmente ricavato da fonti e scarti forestali, agricoli o industriali prodotti localmente".

LO SHAKER - Come si "cattura" l'anidride carbonica, ritenuta uno dei principali gas serra presenti nell'atmosfera terrestre?

"Facciamo l'esempio dei rifiuti. L'inceneritore li brucia e produce energia termica, il Co2 invece di finire nell'atmosfera viene riutilizzato".

Tradotto?

"Pensiamo a un grande shaker dove l'anidride carbonica e l'idrogeno vengono miscelati dando il via a un processo chimico biologico di 'metanazione'. Lo stesso ragionamento si può fare, per esempio, con gli scarti animali (stalle o altro), forestali o con gli avanzi della produzione di latte".

Dov'è la novità?

"Semplice, vogliamo replicare processi naturali".

A che punto è il progetto del Crs4?

"Stiamo cercando di coinvolgere alcune importanti realtà industriali sarde, che avrebbero la possibilità di realizzare vicino all'impianto di biogas strutture per l'energia sostenibile a basso impatto ambientale. Per il momento - precisa Alberto Varone - il progetto è in fase di definizione, ma contiamo di renderlo disponibile in tempi ragionevoli. Per accorciarli e non disperdere risorse è però necessario che tutti gli enti di ricerca si riuniscano per fare massa critica".

Andrea Artizzu

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2 commenti

  • renzoslabar 16/05/2017 07:10:33

    Proposi pure di produrre carburanti di sintesi in reattori chimici, dove far reagire la CO2 con l'idrogeno H2. Chiesi pure lumi al docente universitario, professore di chimica e fisica, Franco Battaglia. Mi disse fosse utopia fintantoché i prezzi del petrolio non avessero raggiunto vbalori tali da giustificare l'utilizzazione del processo di sintesi. Oltre $ 200 al barile chiesi? Troppi fattori giocano nel determinare la compatibilità. A tagliare la testa al toro fu lo shale oil e lo shale gas.
  • renzoslabar 16/05/2017 07:09:30

    Era l'anno 2010 e partecipai a una trasmissione televisiva locale TeleNordEst TNE. C'era il paventato "problema" della subsidenza della laguna di Venezia e del Polesine. Alla trasmissione dal titolo "Le Quarantie" condotta da Luigi Gandi c'erano terroristi ecologici legambientalisti e vuvueffini, ingegneri, politici e il sottoscritto in versione CIRN (Comitato Italiano Rilancio Nucleare). Fui l'unico che portai una soluzione originale permettendo la contemporanea estrazione del gas: pompare CO2.