“Primetime” scatena le ire del vero Chris Hansen
Il controverso film di Lance Oppenheim rischia strascichi giudiziari(Ansa)
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Dopo una sconvolgente anteprima all’ultima Mostra di Venezia, che, oltre ad aver visibilmente colpito i presenti, ha inevitabilmente generato una serie di giudizi contrastanti, “Primetime” di Lance Oppenheim continua imperterrito a far parlare di sé. Il thriller prodotto da A24 e diretto da Lance Oppenheim, cineasta al suo esordio in un film a soggetto, si affida all’esperienza consolidata in anni di produzioni documentaristiche per ricostruire i retroscena del controverso “To Catch a Predator”: il programma televisivo andato in onda tra il 2004 e il 2007 che ha fatto impazzire gli Stati Uniti con i suoi contenuti espliciti e la figura ambigua del conduttore Chris Hansen.
Presentandosi come un tipo di intrattenimento mai apparso prima sul piccolo schermo, lo show consisteva nell’organizzare incontri fasulli tra vittime minorenni sotto copertura e potenziali criminali sessuali, al fine di stanare questi ultimi e consegnarli in diretta alle forze dell’ordine. Anche a fronte di un numero impressionante di ascolti, “To Catch a Predator” suscitò all’epoca non poche polemiche, specie per la natura giustizialista e spregiudicata della sua conduzione. Particolare scalpore fece la puntata dedicata a Louis William Conradt Jr., all’epoca assistente procuratore della contea di Rockwall, suicidatosi mentre la polizia e la troupe televisiva si dirigevano verso la sua abitazione.
Insieme alla natura controversa del programma, “Primetime” tenta di fare chiarezza sul profilo psicologico di Hansen, una personalità difficile da inquadrare che, al grido di giustizia, ha sempre contrapposto un’espressione di plateale egocentrismo. Ad aver convinto senza riserve gli spettatori al Lido è stata proprio l’interpretazione di Hansen da parte di Robert Pattinson, considerato, in base alle prime osservazioni, pienamente immerso nel carattere e nella oscura bivalenza del personaggio, nonché capace di restituirne appieno la propensione per la teatralità. Lo stesso conduttore, in un’intervista dello scorso agosto, ha voluto esprimere un commento sulla scelta di Pattinson per il ruolo, ammettendo tuttavia che, se fosse dipeso da lui, avrebbe considerato un altro interprete.
Ospite del podcast Serialously with Annie Elise, ha affermato in proposito: “Ho sempre pensato, quando anni fa lavoravo a una sceneggiatura, che Denis Leary sarebbe stato perfetto per interpretarmi, naturalmente in base all'età del personaggio”. E, sulla volontà di girare un film ispirato alla sua persona e alla storia del programma, ha aggiunto: “Ovviamente vogliono che il film abbia successo e pensano che questa sia la strada giusta per ottenerlo. Il mio sospetto è che abbiano utilizzato il mio nome perché rappresenta un valore commerciale”.
Pur essendo stato contattato in passato dalla produzione per concordare un possibile coinvolgimento nel progetto, Hansen ha preferito non apparire come consulente né intervenire sulla sceneggiatura, confermando che avrebbe preso parte a una proiezione privata prima dell’uscita del film e che, solo in quell’occasione, si sarebbe esposto con un giudizio. Dopo la presentazione a Venezia, l’ex conduttore sembra aver accolto piuttosto negativamente il risultato finale, etichettando “Primetime” come una ricostruzione romanzata e per nulla attinente al suo profilo o alle vicende reali del programma.
Nella sua ultima intervista a Variety, dove ha addirittura accennato alla possibilità di intraprendere azioni legali, ha dichiarato senza mezzi termini: “Gli unici elementi del film che non sono romanzati sono il fatto che usa il mio nome e due o tre delle mie frasi celebri. Tutto il resto è inventato”. Secondo Hansen, in particolare, la ricostruzione del caso Conradt sarebbe stata compiuta in modo non aderente all’effettivo svolgimento dei fatti, criticando soprattutto l’ipotesi secondo cui il programma avrebbe esercitato pressioni sulla polizia per portare all’arresto dell’assistente procuratore. Smarcandosi da qualsiasi responsabilità sulla propria condotta o su quella dei suoi collaboratori, ha chiarito nel merito: “Nessuno può dirti esattamente perché Bill Conradt si sia tolto la vita. È una tragedia per la sua famiglia. È una tragedia per lui”.
Riconoscendo ancora una volta nella produzione del film la volontà di sfruttare la propria immagine a fini commerciali, ha osservato senza esitazioni: “Perché, se vuoi fare un film di fantasia, usi il mio nome? Hanno sfruttato il mio brand, il mio nome e la mia immagine”. E poco dopo, entrando nello specifico delle possibili iniziative giudiziarie, ha continuato: “Ci sono avvocati che stanno valutando la situazione e alcuni sembrano ansiosi di fare una dichiarazione e contestare determinate cose”.
