Rianimazione pediatrica del Brotzu, ombre sull'accordo col Bambin Gesù: i conti non tornano
Pesanti rilievi dei revisori dell'Arnas sulla delibera del direttore generale e sui soldi necessari per sostenere l’operazione: «Serviva un contratto, non è stato fatto»Il Brotzu
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Non tornano i conti sull’accordo tra Arnas e Bambino Gesù per la nascita della rianimazione pediatrica del Brotzu. E non stanno bene in fila nemmeno le date sulla firma dell'atto che ha sancito il patto: una convenzione che, a quanto pare, non poteva essere una convenzione ma sarebbe dovuta essere un contratto che, coinvolgendo un ente pubblico, l’Arnas, avrebbe dovuto seguire rigorose procedure. Non rispettate. A sollevare pesanti dubbi sulla legittimità dell’operazione sono i revisori dei conti dell’azienda ospedaliera di piazzale Ricchi: solo nella seduta del 15 ottobre, dopo numerose sollecitazioni rivolte al direttore generale Maurizio Marcias, hanno visionato le carte che hanno dato vita al rapporto con la struttura romana. Le obiezioni sollevate sono rilevanti. Al manager sono stati concessi 15 giorni per fornire chiarimenti.
Lo scopo
L’obiettivo è importante: realizzare un reparto dove i bambini in gravi condizioni possano essere curati senza dover ricorrere ai viaggi della speranza. Ma devono essere trovati gli spazi, e su questo stanno tribolando gli ingegneri. In più il personale (medici, infermieri e rianimatori) deve essere formato, stando per settimane nella Capitale. Non solo: i professionisti del Bambino Gesù affiancheranno i colleghi sardi quando il servizio sarà avviato. Prestazioni a pagamento alle quali si aggiungono le spese per vitto e alloggio di tutti i protagonisti, tra Roma e Cagliari. Si parla di somme al di sopra dei 100mila euro. La convenzione è stata stipulata per questo. Ma a leggere i documenti non tutto è stato lineare.
I rilievi
Il Dg Marcias ha firmato la delibera di attivazione dell’accordo lo scorso 12 giugno: un atto scarno che non parlava di soldi e non aveva allegati. Primo problema: «La convenzione», scrivono i revisori, «è stata sottoscritta digitalmente» da Marcias «il 29 maggio e si è perfezionata con la sottoscrizione da parte del rappresentante legale del Bambino Gesù il 10 giugno. Il direttore generale, quindi, ha stipulato un accordo senza preventivamente formalizzarne la scelta con atto amministrativo interno e senza svolgere preventivamente tutta l'attività istruttoria connessa (acquisizione pareri, controlli di copertura finanziaria, etc.)». Il che, è il giudizio, «costituisce un vizio dell'atto». I sindaci sottolineano anche che «nella delibera non è quantificato l'impegno finanziario della convenzione e non è chiaro a quale autorizzazione budgetaria si sia fatto riferimento per la copertura della spesa, né a quanto questa ammonti complessivamente». Sotto la lente anche la tipologia di atto: anche se ha l’aspetto di una convenzione «la sostanza contrattuale è quella di un acquisto di servizi, tanto più che il Bambino Gesù è un ente di diritto privato e non fa parte del servizio sanitario nazionale. Non è chiaro» concludono i revisori, «perché non si siano applicate le norme del codice dei contratti pubblici».
In Consiglio regionale
Il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Fausto Piga, nei mesi scorsi aveva presentato un’interrogazione sulla vicenda. Ora che arrivano le prime risposte, accusa: «Si rischia che da un momento all’altro sia la Corte dei Conti ad accendere un faro. La sicurezza dei pazienti», aggiunge, «viene prima della gloria della presidente Todde e l’apertura del reparto non può essere subordinata a inaugurazioni affrettate per pura mania di protagonismo politico, se prima non vengono completati, certificati e verificati sul campo tutti i requisiti professionali e organizzativi».
