In Sardegna quasi 8 aziende su 10 stanno subendo gli effetti negativi dei rincari dei costi per l’energia (carburanti, luce, gas) e ben oltre la metà delle stesse aziende ha già subìto contraccolpi economici proprio a causa dell’innalzamento dei prezzi.

È quanto rileva un nuovo report di CNA, che a livello generale sottolinea come nel 2026 il conto totale dei rincari energetici per le imprese italiane potrebbe arrivare a superare i 200 miliardi, oltre il record raggiunto del 2022.

Per quanto riguarda le realtà imprenditoriali dell’Isola, rileva Cna, il 76,5% ha registrato un aumento della spesa energetica nell’ultimo semestre e, tra queste, il 19,1% ha dovuto fare i conti con rincari superiori al 20%.

Ancora, l’84% delle imprese isolane afferma di avere avuto, a causa dell’innalzamento dei prezzi, un “impatto rilevante” sulla propria attività, mentre, come accennato all’inizio, il 56,8% ha subìto una riduzione della marginalità, mentre solo il 20,4% è riuscito a trasferire almeno in parte i costi sui prezzi.

Cna calcola anche l’impatto annuo in termini economici: «Se il fabbisogno elettrico nazionale e il consumo di gas confermeranno nei dodici mesi il trend da inizio anno (+5% nei primi otto mesi per l’energia elettrica e +1% per il gas), nello scenario di aumento dei prezzi del 20% la spesa per l’elettricità raggiungerebbe circa 87,8 miliardi e quella per il gas destinato agli utilizzatori finali 43,8 miliardi. L’impatto medio annuo sarebbe di oltre 500 euro per ciascuna famiglia e di oltre 4.500 euro per l’intera platea delle imprese: un onere che, per gli artigiani e le piccole imprese, significa meno risorse per investire, innovare e creare occupazione».

«I numeri elaborati dal Centro Studi di CNA Sardegna – dichiarano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Confederazione Nazionale Artigiani Imprenditori – confermano che il peso dell’energia sul sistema produttivo non è una parentesi. Nel 2026 il conto potrebbe superare persino quello del 2022, e per un’Isola fatta di micro e piccole imprese, che dipendono dalla mobilità su gomma e già pagano i costi dell’insularità, il rischio è di vedere erosi margini e investimenti».

«Condividiamo dunque la richiesta della CNA nazionale – proseguono Tomasi e Porcu – di istituire nella prossima legge di bilancio Nazionale un fondo da un miliardo di euro l’anno per i piccoli impianti fotovoltaici destinati all’autoproduzione delle micro e piccole imprese. Per la Sardegna chiediamo inoltre che la politica energetica riconosca la specificità dell’Isola e acceleri gli investimenti infrastrutturali in grado di ridurre il divario energetico con il resto del Paese».

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