Spazio e abissi: il viaggio nell’invisibile di Mario Carta Fois
La mostra presenta la ricerca dell’artista nuoresePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Tra un laboratorio e una conferenza di esperti, al Festival dell’Aerospazio trova posto anche la pittura. Così, nel racconto del mondo che verrà, Mario Carta Fois regala al visitatore la sua visione dell’invisibile. “Cosmic Jellyfish- Constellation of Venus”, la mostra curata da Daniela Cittadini, presenta la ricerca dell’artista, nato a Nuoro nel 1971. Una ricerca costruita attraverso un linguaggio personale nel quale il segno urbano, l’astrazione e l’immaginario scientifico si incontrano. Creature abissali, forme cellulari e organismi fluttuanti prendono forma in visioni sospese, dove il confine tra ciò che appartiene alla Terra e ciò che immaginiamo oltre essa si fa sempre più sottile. La pittura di Mario Carta Fois esplode su fondi scuri: filamenti luminosi e deflagrazioni cromatiche evocano nebulose, costellazioni e galassie, scie stellari, creando un dialogo continuo tra il microscopico e il macroscopico.
Un viaggio verso dimensioni che esistono intorno a noi ma che, nella maggior parte dei casi, non possiamo vedere a occhio nudo. “La mia visione è quella degli spazi e degli abissi”, racconta Mario Carta Fois. “Lavoro molto su fogli neri, anche se ultimamente sto utilizzando anche fogli colorati. La mia pittura è dripping, astratta e informale”. È proprio attraverso la materia, il gesto e il colore che l’artista costruisce questi mondi invisibili. La sua ricerca pittorica si è sviluppata a partire dalla cultura dell’arte urbana e dall’Espressionismo astratto. “I temi sono sempre questi due mondi non visibili a occhio nudo”, spiega l’artista. “E il mio obiettivo è trasportare l’interlocutore in questi mondi sconosciuti”. Tra le opere, presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero, anche la copertina del disco Roots (Tǔk Music), di Daniele Bonaventura e Arild Andersen.
