L’arpa che si fa elettrica: viaggio nel mondo sonoro di Raoul Moretti
Oltre venticinque anni di carriera, più di mille concerti in venti Paesi: numeri che raccontano un percorso intenso, iniziato anche sul piccolo schermoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Sul palco, tra le sue mani, l’arpa smette di essere solo lo strumento della tradizione classica e diventa qualcos’altro: un corpo elettrico, capace di dialogare con l’elettronica dal vivo e di attraversare generi e confini. È questa la cifra artistica di Raoul Moretti, arpista italo-svizzero e pioniere a livello mondiale dell’arpa elettrica ed elettroacustica, che da oltre quindici anni ha scelto la Sardegna come casa. Un legame così forte e riconosciuto che «ormai ai festival internazionali mi presentano come sardo e vengo accolto dalla bandiera dei quattro mori», racconta.
La sua storia professionale affonda le radici nella formazione classica - è diplomato al Conservatorio di Como – ma si è aperta ben presto verso territori sperimentali. «L’arpa elettrica ha un potenziale enorme, ancora largamente inesplorato», spiega Moretti. Oltre venticinque anni di carriera, più di mille concerti in venti Paesi: numeri che raccontano un percorso intenso, iniziato anche sul piccolo schermo. Nel 2004 Moretti è entrato a far parte dell’orchestra di Fiorello su Rai Uno, un’esperienza che lo ha proiettato in un contesto di grande visibilità nazionale. Da lì, le collaborazioni si sono moltiplicate e diversificate: ha lavorato in studio e sul palco con Elisa, nel tour “Back to the Future”, con Paolo Fresu, Julia Kent, Dardust, con il Piccolo Teatro di Milano e, in modo particolarmente fecondo, con Beppe Dettori, al fianco del quale ha realizzato tre album di successo. A questo, si aggiungono quattro album da solista, il premio “L’artista che non c’era” vinto nel 2020, e le partecipazioni al World Harp Congress, dove ha rappresentato sia l’Italia che la Svizzera nelle edizioni di Sydney e Hong Kong. Lo scorso maggio è uscito il suo ultimo progetto discografico, “Anima vibrante”, realizzato insieme al musicista curdo Munin Dunen.
Ma Moretti non è solo un interprete; è anche un instancabile promotore di musica e condivisione, sempre alla ricerca di contesti nuovi in cui portare l’arpa. Un impegno che lo sta vedendo protagonista di un vero e proprio tour di appuntamenti. Si è cominciato il 2 settembre, quando ha inaugurato il Karel Music Expo con un concerto all’alba, alle sei del mattino, al Fortino di Sant’Ignazio. Il 12 settembre, poi, è stato a Sestu, per In ProgressOne, dove ha aperto il concerto dello storico gruppo Le Orme. L’appuntamento più significativo, però, è quello che porta la sua firma sin dall’ideazione: il Festival Internazionale Arpe del Mondo, in programma da ieri fino a domenica 4 ottobre, con la produzione di Ente Concerti Città di Iglesias. Si tratta della rassegna musicale italiana più longeva interamente dedicata all’arpa, che quest’anno taglia il traguardo della dodicesima edizione. «Accogliamo artisti provenienti da ogni parte del mondo», racconta. «Negli anni abbiamo fatto conoscere le arpe sudamericane e continuiamo a dare spazio a progetti nuovi». L’edizione 2026 sarà impreziosita dalla presenza di due nomi di primo piano nel panorama internazionale dell’arpa. «Da un lato Myrdhin, celebre arpista bretone considerato tra i più grandi maestri dell’arpa celtica al mondo, un innovatore e sperimentatore che vanta diverse candidature ai Grammy. Dall’altro Catrin Finch, gallese, è stata Arpista Reale del Principe di Galles e porterà al festival un racconto fatto di parole e musica incentrato sulla sua vita, tra malattia e battaglie sociali». Il festival si snoderà tra diverse location della Sardegna. Partirà da Cagliari, toccherà Iglesias, per poi chiudersi nella suggestiva cornice delle Miniere di Montevecchio. Un percorso che, come l’intera parabola artistica di Raoul Moretti, intreccia radici e sperimentazione, tradizione e ricerca, in un dialogo continuo tra suoni e luoghi.
