Si aggirava nel territorio che poi, 55 milioni di anni dopo, sarebbe diventato il Sulcis. Si nutriva di foglie fresche, arbusti teneri e aveva un aspetto simile all'odierno tapiro anche se un po' più grande.

L’atalonodonte, il più antico mammifero fossile d’Italia racconta la Sardegna di oltre 50 milioni di anni fa e a questo straordinario animale, i cui resti sono stati rinvenuti molti anni fa fra Carbonia e Gonnesa, è stata dedicata una conferenza nella Grande miniera di Serbariu al museo paleontologico "Martel" grazie al paleontologo Daniel Zoboli.

L'incontro ha offerto l'occasione di conoscere da vicino uno dei reperti più antichi della storia dell'Isola e di ricostruire un paesaggio ormai scomparso. "La Sardegna custodisce una storia geologica lunga oltre mezzo miliardo di anni - ha spiegato il paleontologo di Carbonia - e un patrimonio di eccezionale valore: tra le testimonianze più significative di questo passato remoto figura anche un piccolo primato nazionale, il più antico fossile di mammifero finora rinvenuto in Italia". Si tratta dell’atalonodonte, un lontano parente degli attuali tapiri, conosciuto grazie a una mandibola scoperta fra Gonnesa e Carbonia.

"Il reperto rappresenta una preziosa testimonianza di un’epoca in cui la Sardegna era molto diversa da quella attuale, caratterizzata da un clima tropicale, vaste foreste e fauna composta da animali oggi scomparsi". 

La storia dell’atalonodonte permette di viaggiare indietro nel tempo fino a un’Isola ancora immersa in un ambiente tropicale e popolata da una fauna diversa da quella attuale. L'atalonodonte si cibava di piante tenere, arbusti e foglie. I suoi lontanissimi discendenti possono essere considerati il tapiro ma anche il cavallo. Il reperto originale è conservato presso il museo di Geologia di Torino. La conferenza è stata organizzata nel programma della 14ª edizione della “Settimana del Pianeta Terra”.

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