Quotazioni a picco, l’olio d’oliva italiano schiacciato dalla concorrenza deve puntare sulla qualità
La produzione tricolore crolla, mentre Spagna, Marocco e Turchia sono pronte a invadere il mercato a prezzi stracciatiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La crisi internazionale sembra colpire nello stesso modo il mondo dell’olio. Sì, i costi di produzione alle stelle che stanno investendo senza eccezioni il mondo occidentale dopo la crisi energetica in Medio Oriente, ma a minacciare gli oliveti italiano ci sono altri fattori ben più strutturali di un (si spera) temporaneo blocco del Canale di Hormuz.
La produzione italiana di olio d’oliva potrebbe infatti fermarsi a circa 260mila tonnellate nella prossima campagna, con una flessione nell’ordine del 25%. Un calo che rischia di indebolire ulteriormente il peso dell’olivicoltura nazionale in un mercato sempre più condizionato dalla disponibilità di prodotto straniero, dai flussi commerciali internazionali e dalla capacità dei grandi operatori di intercettare le materie prime.
Secondo le stime ItaliaOggi-TeatroNaturale, la contrazione interesserà soprattutto il Mezzogiorno. In Puglia e Sicilia la produzione potrebbe diminuire di circa il 30%, mentre in Calabria la perdita rischia di raggiungere il 40%. A pesare sono soprattutto la siccità e la ridotta disponibilità idrica, che rallentano l’accumulo di olio nelle olive e possono compromettere le rese. Le temperature elevate hanno invece limitato la pressione della mosca olearia.
Il quadro appare più favorevole al Centro Italia, dove Umbria e Marche potrebbero recuperare il 20-30% rispetto alla precedente annata, mentre la Liguria è attesa intorno a 3.500 tonnellate. Incrementi che, tuttavia, non basteranno a compensare le perdite delle principali regioni produttrici.
La Spagna torna protagonista
A rendere più complessa la situazione è la dinamica dei concorrenti mediterranei. La Spagna potrebbe raggiungere 1,5 milioni di tonnellate, consolidando il proprio ruolo di principale fornitore europeo. Il Paese non è soltanto un grande produttore, ma anche un centro strategico per importazione, confezionamento e riesportazione dell’olio, con una rete commerciale capace di alimentare i mercati europei e internazionali.
Anche Grecia e Turchia potrebbero contribuire alla disponibilità complessiva, con produzioni stimate rispettivamente intorno a 280 mila e 400 mila tonnellate. Di segno opposto le prospettive per Tunisia e Marocco, attesi in forte contrazione dopo le campagne precedenti. La Tunisia, in particolare, resta un fornitore fondamentale per l’Unione europea: nei primi quattro mesi della campagna 2025/26 ha rappresentato circa l’81% delle importazioni comunitarie di olio proveniente da Paesi terzi.
Importazioni decisive per l’Italia
L’Italia si trova così in una posizione ambivalente: produttore di qualità, ma anche grande importatore, trasformatore e confezionatore. Quando la produzione nazionale diminuisce, cresce l’importanza degli approvvigionamenti esteri, soprattutto da Spagna e Tunisia. Una parte dell’olio viene commercializzata sfusa e successivamente confezionata, mentre altre partite alimentano miscele e differenti segmenti di mercato.
La disponibilità nazionale potrebbe comunque contare su circa 110 mila tonnellate di extravergine italiano in giacenza a fine luglio. Sommando le scorte residue e la nuova produzione, il sistema potrebbe disporre complessivamente di circa 340 mila tonnellate, un volume che contribuirebbe ad attenuare le tensioni immediate sull’offerta.
L’equilibrio si gioca nel Mediterraneo
Le quotazioni restano condizionate da origine, qualità e disponibilità. Le indicazioni di mercato riportano valori intorno a 3,5 euro al chilo per il prodotto spagnolo, 3,8 euro per alcune partite italiane e 4 euro per l’extravergine tunisino.
Il calo produttivo italiano non implica quindi automaticamente un’impennata dei prezzi. A determinare gli equilibri saranno le scorte, i consumi e la quantità di olio effettivamente disponibile sui mercati internazionali.
La sfida per l’Italia è soprattutto competitiva: difendere il valore dell’origine nazionale in un sistema nel quale la materia prima può arrivare dall’estero e attraversare diversi Paesi prima di raggiungere il consumatore. Con una produzione interna in flessione e una Spagna nuovamente in crescita, il mercato dell’olio d’oliva sarà sempre più mediterraneo. E la capacità italiana di valorizzare qualità, tracciabilità e identità territoriale diventerà decisiva per non subire la concorrenza straniera.
