L'ascesa irresistibile di Fabio Pisacane sulla panchina del Cagliari è ormai il segreto peggio custodito del calcio europeo. Da due anni il tecnico rossoblù (40 anni) è stabilmente sulla cresta dell'onda, grazie a un percorso che unisce pragmatismo tattico, gestione umana e una straordinaria capacità di valorizzare le risorse del club. Nella sua prima stagione in Serie A ha compiuto un autentico capolavoro, centrando una salvezza tranquilla e impreziosita da scalpi storici: le vittorie contro Roma, Torino, Fiorentina e Atalanta hanno cementato la fiducia del gruppo, ma sono stati i trionfi contro la Juventus alla Domus e il Milan a San Siro, a certificare la nascita di una nuova realtà competitiva. Di meglio (escludendo la risalita con Claudio Ranieri, che a Cagliari gioca una partita a parte anche nel cuore dei tifosi), nell’ultimo ventennio, era riuscito a fare soltanto Max Allegri.

La nuova stagione. Quest'anno il trainer napoletano ha deciso di spingere ulteriormente sull'acceleratore, avviando il campionato a tutta velocità e collezionando ben quattro vittorie nelle prime cinque giornate. L'unico stop è arrivato contro la capolista Inter prima della sosta per le Nazionali, una pausa che ha certificato il valore del lavoro svolto grazie alla prestigiosa convocazione in azzurro di due talenti rossoblù come Romano e Maldini.

Il professionista. Dietro questi risultati sportivi si nasconde un professionista metodico e moderno, che rifiuta le etichette del passato per abbracciare una visione globale. Pisacane studia costantemente le lingue straniere e approfondisce le dinamiche psicologiche della Generazione Z persino alla Bocconi, cercando forme di comunicazione interna sempre più efficaci e dirette con i suoi calciatori. La sua profonda amicizia con Cesc Fàbregas la dice lunga sulla sua filosofia calcistica, un'ortodossia legata indissolubilmente alla cultura del lavoro quotidiano e allo spirito di battaglia sul campo, elementi considerati di gran lunga superiori a qualsiasi rigidità di modulo. L’allenatore – ormai sempre più manager –  non chiede alla società l'acquisto di fuoriclasse già affermati o colpi di mercato altisonanti, preferendo scommettere sulla freschezza e sulla fame dei giovani. Lui stesso, da calciatore, era così: arrivò a Cagliari nel 2015 dall’Avellino assieme a Massimo Rastelli, il tecnico scelto dal club per tornare subito in A. E, una volta messo piede nella massima serie, con la fatica la volontà di farcela, ha scalato le gerarchie, arrivando persino a un passo da una clamorosa convocazione in Azzurro. Tra l’altro, non era più un ragazzino.

I gioielli. Sulla base alle sue idee, questo sarà l'anno della consacrazione per Trepy e Mendy, altri due gioielli cresciuti nel settore giovanile e pronti a seguire le orme di Idrissi e Obert, precedentemente lanciati e valorizzati proprio dalla sua gestione. Oltre al campo, il tecnico ha mostrato una maturità gestionale fuori dal comune nell'affrontare e disinnescare i casi spinosi legati a Esposito, Trepy e Maldini, situazioni delicate che avrebbero potuto turbare gravemente la serenità del gruppo rossoblù, ma che sono state risolte con polso fermo ed empatia.

I rischi. Questa straordinaria combinazione di competenza sul campo e leadership nello spogliatoio ha attirato le attenzioni di grandi club internazionali. Il nome di Pisacane è già finito sul taccuino degli osservatori della Premier League e di altre importanti leghe europee, rendendo concreta la possibilità che la prossima stagione il tecnico possa cedere alle sirene estere ed accasarsi altrove, nonostante il suo legame fortissimo con la città. Ma per ora è solo un’ipotesi: c’è ancora tutto un campionato da giocare.

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