Un’ora di sonno in più, ma anche sessanta minuti di luce sottratti al pomeriggio. Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre torna l’ora solare: alle tre le lancette saranno riportate alle due. Un rito che si ripete da decenni, ma che forse potrebbe finire nel giro di due anni. Il dibattito è di nuovo al centro dell’agenda politica europea, mentre l’Italia prova a imprimere un’accelerazione a una riforma rimasta nel cassetto.

La domanda, apparentemente semplice, nasconde scenari complessi: è meglio avere più luce al mattino oppure prolungare le giornate nel pomeriggio? L’Italia accelera. Il 15 ottobre è stata presentata una risoluzione per impegnare il Governo a sostenere in Europa l’adozione dell’ora legale permanente, valutando anche una sperimentazione. Un’iniziativa sostenuta da associazioni e da una petizione che ha raccolto oltre 300mila firme.

Le ragioni sono soprattutto economiche e sociali. Secondo Terna, i sette mesi di ora legale consentono un risparmio di oltre 300 milioni di kilowattora, pari a circa 80 milioni di euro. Mantenerla anche d’inverno potrebbe aggiungere altri 160 milioni di kilowattora di risparmio. Numeri interessanti, quindi. I sostenitori dell’ora legale permanente immaginano città più vive, negozi frequentati più a lungo, bambini nei parchi, persone che possono passeggiare o praticare sport dopo il lavoro. Un’ora di luce pomeridiana potrebbe favorire turismo, commercio e socialità, soprattutto nei mesi invernali, quando il buio anticipato accorcia anche le opportunità di incontro. Ma esiste un’altra prospettiva, sostenuta dagli specialisti del sonno: quella dell’ora solare permanente. La luce del mattino è fondamentale per sincronizzare i ritmi biologici e regolare il ciclo sonno-veglia. Con l’ora legale anche d’inverno, in alcune città del Nord il sole sorgerebbe tardi. Con studenti e lavoratori che inizierebbero la giornata al buio. Un bel problema, in effetti. 

E allora? Nel 2018 una consultazione della Commissione europea raccolse 4,6 milioni di risposte, con l’84 per cento dei partecipanti favorevole all’abolizione del doppio cambio. Nel 2019 il Parlamento europeo approvò la proposta di superarlo, lasciando agli Stati la scelta dell’orario permanente. Ma il Consiglio dell’Unione europea non ha mai raggiunto un accordo. Ora Bruxelles ha avviato un nuovo studio, i cui risultati sono attesi entro la fine del 2026. Gli scenari restano tre: conservare il sistema attuale, adottare l’ora legale tutto l’anno oppure scegliere definitivamente quella solare. Ciascuna soluzione comporta vantaggi e rinunce. 

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