Nell'anno in cui l'Italia tocca il suo massimo storico nei crimini contro gli under 18, con 7.272 casi registrati e un incremento del 43 per cento rispetto a dieci anni fa, la Sardegna sembra viaggiare in una direzione diversa. Nell'Isola i minori vittime di reato nel 2025 sono stati 172, segnando un calo del 2,8 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti. Un'apparente isola felice che però, se andiamo a guardare tra le pieghe dei numeri, nasconde fragilità profonde e una marcata componente di genere: oltre otto vittime di reati sessuali su dieci, in territorio sardo, sono di sesso femminile.

L'istantanea emerge dal nuovo dossier “Indifesa”, la dettagliata indagine curata dalla Fondazione Terre des Hommes grazie ai dati elaborati dal Servizio analisi criminale della Direzione centrale della polizia criminale. Il report, presentato di recente a Roma nella sede dell'Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) alla presenza dei vertici della Pubblica sicurezza, è stato realizzato in occasione della Giornata internazionale dei bambini dell'11 ottobre.

I dati sardi restituiscono un'incidenza dei reati dello 0,09 per cento sulla popolazione giovanile regionale. Tra le 172 vittime complessive, la maggioranza (il 56,4 per cento) è composta da femmine. La sproporzione di genere diventa però schiacciante quando il focus si sposta sulle violenze a sfondo sessuale: nel corso del 2025 le vittime di questa tipologia sono state 64 (pari al 37,2 per cento del totale dei reati ai danni di minori nell'Isola) e ben l'84,4 per cento di esse riguarda bambine e ragazze. Sul fronte delle altre fattispecie di reato, a dominare la classifica nell'Isola sono i maltrattamenti in famiglia, che con 51 casi rappresentano da soli il 29,7 per cento del totale dei reati contro l'infanzia nell'Isola.

Il quadro sardo si inserisce in un contesto nazionale allarmante, dove i maltrattamenti tra le mura domestiche hanno superato per la prima volta la soglia delle tremila vittime all'anno (3.008 per la precisione, raddoppiate dal 2015 a oggi). Per contrastare questa spirale, Terre des Hommes sta definendo un protocollo d'intesa con l'Anci per coinvolgere direttamente i Municipi nella costruzione di reti locali di tutela e prevenzione, anche attraverso le scuole e i servizi sociali.

Ed è qui che emerge una dolorosa nota stonata per l'Isola. Sebbene l'iniziativa veda l'adesione di ben 69 Comuni italiani, due Città metropolitane e diverse Unioni comunali, scorrendo la mappa dei partecipanti non si trova nemmeno un Municipio sardo. Da Cagliari a Sassari, dai centri maggiori ai piccoli paesi, nessuna amministrazione locale della Sardegna figura tra gli enti firmatari della campagna.

L'assenza delle istituzioni locali stride con la necessità di fare rete, soprattutto per una realtà operativa come Terre des Hommes: è una fondazione senza scopo di lucro attiva a livello internazionale da oltre sessant'anni ed è presente in decine di Paesi. Si occupa di tutelare l'infanzia da abusi, sfruttamento, discriminazioni e violenze, garantendo l'accesso all'istruzione e all'assistenza sanitaria. Soltanto nell'ultimo anno, la Ong ha raggiunto oltre mezzo milione di bambine nel mondo con progetti diretti contro i matrimoni precoci, il lavoro minorile e le prevaricazioni di genere. In Italia, l'impegno si traduce in interventi specifici nelle scuole e nel mondo dello sport per prevenire la violenza e favorire la parità.

L'auspicio è che i numeri dell'Isola, pur positivi sul fronte della tendenza generale, non inducano ad abbassare la guardia. La protezione dei più giovani richiede una presenza attiva sul territorio e la capacità di intercettare precocemente le situazioni di disagio sommerso, a partire dai contesti familiari e sociali.

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