Cronaca » Italia

Ddl anticorruzione: la battaglia dei 5 Stelle arriva in Parlamento

Lunedì 03 Settembre alle 16:03


Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede con il vicepremier Luigi Di Maio. (Foto Ansa)

Il disegno di legge anticorruzione che sta per approdare alle Camere sarà l'ennesima miccia di un quadro politico già piuttosto esplosivo, e tra indiscrezioni e annunci dei promotori pentastellati già fa discutere le opposizioni e le associazioni di magistrati e avvocati penalisti.

"Finalmente in questo Paese si torna a discutere di misure per i cittadini in difficoltà e di lotta alla piaga della corruzione - spiega la capogruppo 5 Stelle della Commissione giustizia della Camera Angela Salafia - Con il reddito di cittadinanza e le nuove norme anticorruzione procediamo sempre più spediti nella realizzazione di alcune delle storiche battaglie del MoVimento 5 Stelle''.

È la battaglia contro i "furbi", per ridare dignità agli italiani contro le categorie che in questi ultimi anni sono riuscite sempre a farla franca, nonostante abusi di potere e giochetti per accumulare ricchezza in modo indebito.

COSA PREVEDE IL DDL ANTICORRUZIONE - Per voce dello stesso leader 5 Stelle, Luigi Di Maio, sappiamo che nel provvedimento rientreranno misure come il Daspo contro i corrotti, ovvero il bando dagli incarichi pubblici per chi abbia una condanna definitiva per corruzione, e anche l'estensione della figura dell'agente sotto copertura a indagini nell'ambito della pubblica amministrazione, e non più solo in quelle legate a droga, terrorismo e mafia.

Ma il Ddl potrebbe toccare anche il delicato tema delle intercettazioni telefoniche e quello più generale dei tempi della giustizia italiana. Meno probabile che torni in auge la proposta del cosiddetto "agente provocatore", la figura da infiltrare nelle istituzioni pubbliche per testare la corruttibilità dei funzionari. Una misura che non ha mai avuto il sostegno del Presidente delll'Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone e nemmeno degli allegati leghisti.

"UN PAESE DI CUI CI SI PUÒ FIDARE" - Il Ddl anticorruzione aiuterà a ridare credibilità all'Italia, soprattutto per chi sia intenzionato a investirvi, come sottolinea con soddisfazione il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

"Il ddl anticorruzione di Bonafede è un feroce mostro incostituzionale - replica invece Gianfranco Rotondi, vice capogruppo di Forza Italia alla Camera - una fabbrica di reati fatta apposta per consegnare ai pubblici ministeri il diritto di vita o di morte sulla vita economica del Paese". E invitando i colleghi deputati a dare battaglia in Parlamento, aggiunge: "È significativo che - nel silenzio della politica - le sole obiezioni siano venute in fuorionda da due grandi magistrati come Pignatone e Cantone. La cultura garantista in parlamento è morta. L'unica speranza è nella magistratura che ha dna garantista più dei queruli rappresentanti del popolo gialloverde".

(Unioneonline/b.m.)

Loading...
Caricamento in corso...

Scrivi un commento

Per inserire questo commento devi essere registrato a L'Unione Sarda.
Se sei già registrato, effettua l'accesso:

Non sei ancora registrato? Registrati ora!

Hai un account su Facebook? Puoi utilizzarlo per loggarti ai nostri servizi
Login con Facebook

L’Unione Sarda ha scelto di aprire i propri articoli ai commenti dei lettori con l’obiettivo di far crescere insieme questa community nel rispetto reciproco. La redazione si riserva pertanto il diritto di rimuovere i commenti che non rispettano le regole di un confronto libero e civile. L’Unione Sarda si riserva inoltre il diritto di segnalare alle autorità competenti eventuali abusi o violazioni.

2 commenti

  • semur 03/09/2018 18:59:02

    hanno parlato dei 49 milioni della lega?
  • Pietropaolo2 03/09/2018 18:54:07

    Tutta gente che non sa accettare la democrazia. sperano in interventi dei loro amici della casta, perchè hanno ormai perso potere dei voti in parlamento e non riescono a farsene una ragione. aggiungo che il dna della magistratura non è garantista, è rosso, il che è molto differente. garantisce impunità a chi è dello stesso colore, salvo aprire indagini contro il "nemico" politico di turno. Ormai è appurato. Oramai il Berlusconi di turno si chiama SALVINI