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Otto anni fa il delitto di Avetrana: Sarah Scazzi, vittima innocente

Lunedì 27 Agosto alle 16:16 - ultimo aggiornamento alle 16:54


Sarah Scazzi

Sono passati otto anni dalla morte di Sarah Scazzi, la 15enne di Avetrana (Taranto) trovata priva di vita in un pozzo. La ricostruzione del delitto.

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"Otto anni fa la tragedia. Sarah, una ragazzina vittima della 'solita' banalità del male. Sempre nel cuore". È un pensiero che l’avvocato Nicodemo Gentile, legale rappresentante della famiglia, ha voluto rivolgere alla piccola Sarah Scazzi, ragazzina di 15 anni che viveva ad Avetrana, comune della Provincia di Taranto, Puglia, uccisa e gettata in un pozzo.

Il 26 agosto del 2010, alle 14.30 circa, la giovane esce e si dirige verso la casa della cugina Sabrina Misseri con l’intento di trascorrere un pomeriggio al mare. Il tratto di strada che separa le due abitazioni è breve. Qualcosa va storto, improvvisamente quella strada tanto conosciuta e familiare diventa lunga, ombrosa e piena di insidie poiché Sarah non arriva a casa della cugina.

Sabrina, preoccupata per il ritardo, fa uno squillo al cellulare di Sarah ma non riceve risposta e il successivo tentativo fa risultare il telefono irraggiungibile. Immediatamente scattano le ricerche, vengono incaricate le forze dell’ordine e le unità cinofile che perlustrano metodicamente tutte le masserie e i pozzi della zona ma l’esito è negativo.

Cosima Serrano e la figlia Sabrina Misseri
Cosima Serrano e la figlia Sabrina Misseri

Numerose persone vengono ascoltate presso la caserma di Manduria, con l’auspicio di poter ricostruire attraverso le loro testimonianze gli ultimi istanti della giovane. Viene ascoltata anche Sabrina Misseri.

L’ipotesi dell’allontanamento volontario, che in un primo momento era al vaglio degli inquirenti, viene scartata per lasciare spazio ad ipotesi investigative ben più sinistre come il sequestro di persona. Una in particolare prefigurava un’auto che avrebbe affiancato la piccola Sarah, costringendola a salire. Gli inquirenti escludono anche l’ipotesi investigativa di un possibile collegamento tra la scomparsa della giovane e quella di Antonio Sammarco, 39enne di Manduria che scompare a 10 km da Avetrana.

Un testimone dichiara agli inquirenti di aver visto Sarah Scazzi, prima della scomparsa, nel tratto di strada tra Via Raffaello Sanzio e Via Grazia Deledda, nei pressi di casa Misseri, proprio dove Sabrina la stava aspettando.

"Io posso escludere tutti e accusare tutti. Investigassero su familiari che sapevano che Sarah quel giorno doveva andare al mare", dopo questa esternazione di Concetta Serrano Spagnolo, madre della piccola Sarah, nel corso del programma Rai "Pomeriggio sul 2", il 14 settembre 2010 viene ascoltata dai Carabinieri di Avetrana e dal pm titolare dell’inchiesta per maggiori delucidazioni.

Il 29 settembre del 2010 c’è una svolta nelle indagini: viene ritrovato il cellulare della giovane in contrada "Tumani", che dista appena sette chilometri da Avetrana. L’apparecchio è privo di batteria e scheda sim, parzialmente bruciato. Viene rinvenuto per puro caso da zio Michele Misseri, in mezzo ad un cumulo di cenere poiché quest’ultimo - che lo ha riconosciuto grazie ad un lucchetto attaccato alla cover - si era recato sul posto per recuperare un cacciavite che aveva dimenticato.

Gli inquirenti lo interrogano in merito al ritrovamento e gli chiedono se avesse visto la nipote il 26 agosto 2010, lui risponde di no, precisando inoltre che si trovava in garage con il trattore che non funzionava.

Michele Misseri
Michele Misseri

La svolta arriva il 6 ottobre 2010: Michele Misseri confessa di aver ucciso nel suo garage la nipote Sarah mediante strangolamento e di averne occultato il corpo. Nel corso di una diretta con la trasmissione di RaiTre "Chi l’ha visto?", Concetta Serrano apprende da casa Misseri che gli investigatori stanno cercando il corpo della figlia a seguito di un lungo interrogatorio di Michele Misseri che ha portato ad una confessione.

Gli vengono contestati i reati di sequestro di persona, omicidio volontario, vilipendio e occultamento di cadavere. "Ha confermato di aver ucciso la povera fanciulla e ha indicato il posto dove il cadavere era stato da lui nascosto; ci ha portati sul posto e, quindi, ci ha consentito di fare i dovuti accertamenti", ha dichiarato il Procuratore di Taranto.

Michele Misseri inizia a parlare e le sue parole travolgono tutto ciò che incontrano, mutando di volta in volta e cadendo anche in contraddizione. Dopo un interrogatorio fiume, viene fermata Sabrina Misseri con l’accusa di omicidio, sequestro di persona, omicidio volontario in concorso. Lei nega ogni coinvolgimento e respinge tutte le accuse.

A fine ottobre 2010, il gip convalida il fermo per Sabrina. I motivi sono di natura cautelativa e si prefigura il pericolo di fuga e inquinamento delle prove. Ivano Russo, amico di Sarah e Sabrina, viene sentito dagli inquirenti in data 20 ottobre. Gli inquirenti ricostruiscono il delitto attraverso il traffico telefonico di Sabrina Misseri e si concentrano sulla fascia oraria che va dalle ore 14.20 alle ore 14.39 di quel tragico giorno. Dagli sms e dalla ricostruzione, il delitto sarebbe maturato in un arco temporale che va dai 4 ai 7 minuti.

Tanti sono i dubbi circa l’arma del delitto. Nel corso dell’interrogatorio del 5 novembre, Michele Misseri dichiara agli inquirenti di aver ucciso la nipote con una cintura. Il giorno dopo viene perquisita la villa in Via Deledda e vengono sequestrate 49 cinture. In una di esse vengono rinvenute macchie ematiche. Zio Michele – gennaio 2011 - cambia nuovamente versione e in una epistola discolpa la figlia Sabrina che lui stesso aveva accusato e spiega di essere stato costretto a coinvolgere terzi ma non chiarisce da chi e perché.

A febbraio scattano le manette ai polsi per Carmine Misseri e Cosimo Cosma, fratello e nipote di zio Michele. Entrambi vengono accusati di concorso in soppressione di cadavere. Da una prima ricostruzione degli inquirenti, il giorno dell’omicidio il corpo della piccola Sarah sarebbe stato trasportato dal garage di casa Misseri per essere poi occultato nel pozzo. Secondo gli inquirenti i due avrebbero aiutato Michele Misseri ad occultare il cadavere.

Dai tabulati telefonici del 26 agosto 2010, è stata individuato un traffico di cinque telefonate tra i fratelli Misseri. La difesa presenta ricorso e i due tornano in libertà. L’8 marzo, la madre di Cosma dichiara in un’intervista: "Perché non arrestano Cosima Serrano? Che sa tutto. E perché non è indagata? È lei l'autrice di tutto, lei sa tutto".

I giudici del Tribunale del riesame di Taranto, in data 23 marzo 2011, nelle motivazioni in merito alla scarcerazione di Carmine Misseri e Cosimo Cosma scrivono che non andavano arrestati il 23 febbrario.

Intanto le indagini proseguono senza sosta, nel mese di aprile gli inquirenti convocano Carmine Misseri, Cosimo Cosma, Ivano Russo e Cosima Serrano. Un mese dopo, la svolta: Cosima e Sabrina sono accusate in concorso, sequestro di persona, omicidio premeditato e soppressione di cadavere.

Cosima Serrano viene coinvolta nella vicenda a seguito del racconto del fioraio Buccolieri, che il 9 aprile del 2011 dice agli inquirenti di aver visto la piccola Sarah, giù di morale, raggiunta da Cosima Serrano a bordo di una Opel Astra che le intimava in modo minaccioso di salire. Tanti i dettagli presenti nel suo racconto, come una figura femminile nel sedile posteriore con i capelli legali.

Due giorni dopo la dichiarazione, però, ritratta tutto, dicendo che si trattava di un sogno. Nel novembre del 2017 è stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione per false dichiarazioni.

"Sarah Scazzi è stata strangolata all'interno dell'abitazione della famiglia Misseri, circa tra le 14 e le 14 e 20. A quell'ora, in quell'edificio (comprensivo, in tal definizione, sia dell'abitazione in senso proprio che del garage), c'erano Michele Misseri, sua moglie Cosima Serrano, e la loro figlia Sabrina: tra costoro, quindi, bisogna cercare l'assassino, o gli assassini, della ragazzina. Per uccidere qualcuno tanto più se si tratta di un'adolescente di 15 anni e di una persona di famiglia, nonché di un'azione lesiva non esauritasi 'uno momento' bensì protrattasi – come hanno convenuto, almeno su questo punto, tutti i consulenti medici delle parti – per non meno di un paio di minuti, occorre avere un motivo ed anche piuttosto cogente. E Sabrina Misseri lo aveva, lo ha taciuto ed ha tentato, con ogni mezzo, di tenerlo nascosto agli inquirenti: la sua gelosia per Ivano Russo, del quale era innamorata ma non completamente ricambiata, e che temeva le venisse soffiato dalla più avvenente cugina, ormai non più bambina", si legge nell’ordinanza di custodia cautelare nei riguardi di Cosima e Sabrina.

Cosa rimane di Avetrana, oggi? Rimangono le sentenze emesse dai giudici che hanno condannato all’ergastolo Sabrina Misseri e Cosima Serrano per il delitto e zio Michele, invece, condannato ad otto anni per occultamento di cadavere anche se continua a proclamarsi unico responsabile.

Rimane la consapevolezza che la piccola Sarah non c’è più, vittima innocente di un amore che non è stato amore, rimane il dolore di una famiglia che piange la propria bambina, uccisa da un abbraccio che avrebbe dovuto proteggerla, farla sentire al sicuro e che invece l’ha soffocata senza remora.

Angelo Barraco

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