E adesso? Non è indolore, anche solo immaginando i possibili scenari, la sentenza del giudice Nicola Caschili che da commissario regionale per gli usi civici ha strappato alla disciplina dei diritti reali di godimento sette lotti a Sant’Antioco, a Is Pruinis: l’ombra della «speculazione, energetica e immobiliare» si allunga sul 12 per cento della Sardegna, è l’allarme. A lanciarlo, ambientalisti e associazioni dei consumatori. Sono 310mila gli ettari che rischiano di perdere la blindature. Cioè la massima salvaguardia, non potendo essere modificata la loro destinazione agro-silvo-pastorale, nemmeno in caso di vendita. La proprietà può essere sia pubblica che privata. Vieta per legge pure l’usucapione.

Le reazioni

La politica sarda si è divisa sulla sentenza 2 del 19 ottobre: «Attendiamo di capire gli sviluppi sul piano giudiziario», dice dal Pd il presidente della commissione Riforme, Salvatore Corrias. «L’innovazione del quadro ordinamentale di riferimento» è nell’agenda del Campo largo, ricorda l’esponente dem, tanto che sugli usi civici «è aperto il confronto con lo Stato per l’elaborazione di una norma di attuazione dello Statuto sardo. Ma ogni azione è volta a garantire la piena valorizzazione di un istituto di rilevanza storica e sociale». Franco Mula, quota FdI dell’Aula, plaude invece al pronunciamento: «La sentenza fa salva la vendita regolare dei lotti decisa a suo tempo dal Comune di Sant’Antioco. È la linea da seguire in tutta la Sardegna, quando sulle terre civiche ci sono state decisioni da parte degli enti locali. Non vogliamo sanatorie ma non ci possono essere gravami a posteriori che modificano le decisioni prese dalle Assemblee territoriali».

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