Il pasticcio del bonus bebè nei piccoli comuni sardi
La Regione applica un cavillo non previsto dalla legge sugli incentivi per il trasferimento nei paesi in via di spopolamento e chiede indietro i soldi già erogati: battaglia legale di fronte al TarLa Regione chiede indietro i soldi per il bonus bebè
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Ricorso al Tar per avere il “bonus spopolamento” (Assegno di natalità). Anzi: ricorso amministrativo per evitare la restituzione dei contributi (600 euro mensili) già avuti. È la storia di una famiglia (mamma, babbo e un bambino di tre anni) che vive in un centro dell’Alta Gallura e che è da mesi alla ricerca di una soluzione per uscire da una disavventura nella quale potrebbero finire altri nuclei familiari in tutta l’Isola.
Il caso è descritto in un ricorso amministrativo redatto dall’avvocato Alberto Piccinnu. Un atto che, stando a indiscrezioni, avrebbe creato qualche problema agli uffici dell’assessorato regionale dell’Igiene, Sanità e Assistenza Sociale. I fatti sono indicati in testa al ricorso.
Si parla del bonus previsto della legge regionale 9 marzo 2022 come misura «a sostegno della natalità e in contrasto allo spopolamento nei comuni sardi di minori dimensioni». La famiglia gallurese alla fine del 2024 si trasferisce da una cittadina a un paese con circa 2mila residenti, quindi ampiamente dentro il range indicato dalla legge (comuni con popolazione non superiore a 5mila abitanti) e ottiene l’assegno mensile di 600 euro. Poi un anno dopo inizia il calvario, infatti la Regione comunica nel 2025 che «il beneficio non poteva essere riconosciuto laddove l’anno di trasferimento della residenza non coincidesse con l’anno di nascita del minore». Il bonus viene revocato. Altri Comuni vengono a conoscenza della interpretazione restrittiva e in molti casi si pone il problema della revoca della misura. Da luglio 2025 parte lo scambio di lettera tra il Comune di residenza della famiglia gallurese e la Regione.
Nel ricorso si legge inoltre che «la Regione, con nota del 24 giugno 2026 riscontrava che il requisito del trasferimento della residenza doveva ritenersi soddisfatto qualora lo stesso avvenga entro il primo anno di vita del minore, anche nei casi in cui tale periodo ricada a cavallo tra due annualità differenti, e, che applicando tale criterio al caso di specie, il contributo non risultava erogabile, essendo il trasferimento della residenza (29 marzo 2024) intervenuto oltre il compimento del primo anno di vita del minore (6 gennaio 2024)».
Alla fine i destinatari della revoca del bonus decidono di andare al Tar (una spesa considerevole per una famiglia monoreddito). L’avvocato Piccinnu nell’atto è perentorio: «Il requisito non è presente né nella legge regionale n. 3/2022, né nella legge regionale n. 1/2024, né nel modulo di domanda utilizzato per l’annualità 2024». Ora ci sarebbe un ripensamento della Regione, un nuovo provvedimento che mette fine al pasticcio, ma l’avvocato Piccinnu chiede comunque il pronunciamento del Tar.
