Da una parte case vuote e centri che si spopolano, dall’altra coste dove la domanda cresce e trovare un alloggio stabile diventa un’impresa. È il “paradosso abitativo” della Sardegna fotografato dal report di Nomisma, presentato a Olbia da Confartigianato Imprese Sardegna e ANAEPA Edilizia.

I numeri sono netti: su circa 1,05 milioni di abitazioni, 319mila (il 30,4%) non risultano occupate da residenti stabili, quota che nelle aree interne supera il 50%.

Ancora: più dell’80% delle compravendite del 2025 si è concentrato sui litorali, con la sola Gallura Nord-Est al 21,7% pur ospitando il 10% della popolazione. Il “patrimonio” degli edifici, inoltre, è spesso datato: il 61,3% delle abitazioni occupate è stato costruito prima del 1980.

Per quanto riguarda il peso degli alloggi sui bilanci, i sardi destinano alla casa il 33,5% del reddito, contro il 26,6% della media europea, e le spese per abitazione e utenze arrivano al 40% dei consumi mensili.

Il turismo record del 2025, con arrivi a +33% e presenze a +39%, ha inoltre alimentato gli affitti brevi: 51.597 i codici CIN regionali, 30.111 tra Cagliari e Gallura, mentre i canoni sono saliti tra il 20 e il 40% in dieci anni. Il dossier avverte però che gli affitti brevi, da soli, non spiegano tutto.

Sullo sfondo c’è la demografia: in sei anni l’Isola ha perso il 3,7% della popolazione, un ritmo quasi quadruplo rispetto alla media nazionale. Nei micro-comuni l’indice di vecchiaia sfiora quota 500 e il rischio è la desertificazione dei servizi.

Le soluzioni indicate da Confartigianato Imprese Sardegna sono quattro: regolare in modo mirato gli affitti brevi, varare un piano di rigenerazione per le aree interne, puntare su senior housing e Silver Economy (gli over 65 possiedono oltre l'80% delle case) e favorire efficientamento energetico e locazioni a canone concordato, con garanzie pubbliche. Priorità a Nuoro e Sud Sardegna, dove le classi energetiche F e G pesano rispettivamente il 44,8% e il 42,8%.

Per le aziende è anche un’opportunità: nel secondo trimestre 2026 le costruzioni contano 22.780 imprese, di cui 13.168 artigiane, con 41.521 addetti. Servono però programmazione stabile, incentivi duraturi e accesso al credito, soprattutto per le microimprese.

«Il futuro non consisterà nel costruire di più, ma nel costruire meglio», ha sottolineato il presidente di Confartigianato Imprese Sardegna Giacomo Meloni, aggiungendo: «La casa deve tornare ad essere un fattore di coesione sociale e di sviluppo diffuso». 

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