Scendono in campo anche i parlamentari del M5s in difesa di Alessandra Todde nel pieno della tempesta sugli stipendi d’oro dello staff della Regione innescata da Beppe Grillo, che ha puntato il dito sull’applicazione pentastellata della “legge poltronificio” voluta da Christian Solinas. 

Video di Stefano Fioretti

«Quando la Giunta Todde si è insediata, i progetti del Pnrr erano fermi al 4%, la Regione lavorava con il 30% di personale in meno rispetto all'organico e tutti i principali dossier erano bloccati», sostengono deputati e sentaori pentastaellati, «la sanità era allo sfascio, i trasporti immobili, il bando sulla continuità territoriale era un fallimento, la politica industriale inesistente e si stava aprendo la strada alla privatizzazione dell'acqua». 

La nota prosegue: «I giovani erano scomparsi dall'agenda regionale, l'occupazione era ai minimi e l'unica cosa a crescere era la precarietà. Questa è l'eredità che l’attuale giunta ha ereditato e che sta risolvendo». 

I parlamentari sono convinti del fatto che «oggi la Sardegna sta tornando a essere una regione che mette al centro i cittadini e non gli interessi di pochi. Rafforzare la macchina amministrativa era una condizione indispensabile per recuperare i ritardi e far ripartire progetti che altri avevano lasciato sulla carta». E per questo sarebbe stata chiamata una schiera di consulenti e collaboratori. 

«Non accettiamo lezioni da chi per cinque anni ha messo in ginocchio la Sardegna e oggi si improvvisa paladino dei diritti dei sardi», proseguono gli onorevoli M5s, «tanto più che parliamo dei rappresentanti dei partiti che guidano il Governo nazionale, lo stesso Governo che sta trattando l'isola come terra di sacrificio: sul 41 bis, sulla sicurezza e su un'impostazione complessiva che penalizza la Sardegna. Se il centrodestra ha davvero a cuore i sardi, cominci a difenderli a Roma». 

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