Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha annunciato che gli Usa imporranno sanzioni alla Corte penale internazionale. Una stretta che arriva poco dopo l'assegnazione del Nobel per la pace a Navy Pillay, ex giudice della Cpi.

«Vieteremo le transazioni con questo tribunale canaglia, tagliandone le risorse e paralizzandone la capacità di operare», ha dichiarato Rubio. Che ha anche avvisato come le nuove misure potrebbero colpire anche le società che forniscono servizi alla Cpi. «Il presidente Trump non permetterà mai alla Corte penale internazionale di perseguire cittadini americani. Entrambi i partiti concordano su questo punto, ma solo il presidente Trump ha la determinazione necessaria per porre fine a questa minaccia una volta per tutte. O la Cpi metterà fine alle sue minacce, o noi metteremo fine alla Cpi».

«Ci aspettiamo che i nostri alleati - molti dei quali aderiscono alla Cpi e dipendono dai militari americani per la propria difesa - mettano un freno a questa Corte fuorilegge», ha poi aggiunto il segretario di Stato Usa. «In caso contrario – la conclusione -, gli Stati Uniti proseguiranno la loro campagna per smantellare la Cpi mattone dopo mattone, finché gli americani non saranno più minacciati».

LE REAZIONI – All’annuncio l’immediata replica della Corte penale, che ha parlato di «un attacco allo Stato di diritto e agli stessi fondamenti dell'ordine giuridico internazionale, che infligge un duro colpo al principio fondamentale secondo cui nessuno è al di sopra della legge». La Corte ha poi aggiunto come «la storia giudicherà questo momento».

«È profondamente deplorevole che gli Stati Uniti abbiano annunciato l'intenzione di imporre sanzioni – la nota della Commissione europea – L'Ue collaborerà strettamente con la Cpi per garantire che continui a operare in modo efficace» ed «è pronta ad adottare tutte le misure necessarie per consentire alla Corte di svolgere il proprio lavoro, nonché per tutelare gli interessi degli operatori dell'Ue all'interno del mercato unico». «Poiché è previsto un periodo di transizione di sei mesi prima che le misure entrino in vigore – ha aggiunto la Commissione Ue – c'è spazio per il dialogo». L'Italia e altri sette Paesi – Canada, Danimarca, Germania, Francia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito – hanno invece firmato un documento comune ribandendo «incrollabile sostegno alla Corte».

Da tempo gli Stati Uniti contestano i mandati d'arresto emessi dalla Cpi contro esponenti israeliani, tra cui il premier Netanyahu, nonché la precedente indagine sulle azioni dei militari americani in Afghanistan, poi archiviata.

Sulla vicenda la soddisfazione proprio di Netanyahu, che in un post su X ha definito la Cpi «un organo politico che rappresenta una minaccia mortale per le democrazie rispettose della legge in tutto il mondo e per l'idea stessa di sovranità nazionale».

(Unioneonline)

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