C'è un borsone scomparso al centro del nuovo capitolo dell'inchiesta sull'omicidio di Leonardo Mocci, il 24enne di Villacidro ucciso a Monserrato la notte del 23 marzo di quest’anno in piazza Settimio Severo, dopo essere stato attirato in una trappola. Vittima di un affare di droga: tre chili di “fumo” da comprare insieme all'amico che lo accompagnava in un appuntamento trasformatosi in realtà in un agguato per rapinarli e infine in omicidio. Accusati del delitto Gianluca e Filippo Tunis e Daniel Campus.

Nuove ricostruzioni

La notte del delitto, a quanto pare, Filippo Tunis sarebbe andato a rifugiarsi a casa della ragazza. La mattina seguente, da quell'abitazione, sarebbe stato chiamato un Uber. È qui che entra in scena il borsone. I pubblici ministeri hanno subito disposto una perquisizione a casa della giovane, ma l'esito è stato negativo: non è stato trovato nulla. Gli investigatori si sono allora rivolti al conducente dell'auto, sentito dai carabinieri. L'autista dell'Uber ha raccontato di essere rimasto colpito da un comportamento anomalo: il passeggero, anziché riporre il borsone nel bagagliaio come fa chiunque, lo avrebbe tenuto stretto a sé per tutto il tragitto.

L'ipotesi è che nel borsone ci fossero gli abiti indossati dalla banda durante la rapina, le pistole (oltre a quella che ha sparato potrebbe essercene un'altra) e i 10mila euro sottratti alla vittima e all'amico con i quali avrebbero dovuto comprare l'hascisc. Di quel borsone, però, si sarebbe persa ogni traccia. Dove sia finito dopo la corsa con l'auto a noleggio è la domanda a cui i carabinieri del Nucleo investigativo della Compagnia di Cagliari stanno cercando di dare risposta, mentre l'inchiesta si allarga anche con altri indagati a piede libero.

Francesco Pinna

Tutti i dettagli su L’Unione Sarda in edicola e sull’Unione Digital

© Riproduzione riservata