Sui perché che hanno portato alla sospensione della seduta del Consiglio provinciale, interrotta dopo l'esame di appena due punti, è scontro tra maggioranza e opposizione. Il Campo Largo parla di una «maggioranza in cortocircuito e di una forte crisi politica, con il numero legale garantito solo dal nostro senso di responsabilità». Di tutt'altro tenore la replica del presidente Paolo Pireddu, secondo cui «la seduta si è svolta nonostante alcuni consiglieri abbiano impegni assunti in precedenza. Il protrarsi del dibattito, ha comportato l'uscita dall'aula di due consiglieri, con il rinvio alla prossima seduta, nella quale saranno trattati anche gli ulteriori punti». Due ricostruzioni opposte quindi. In una nota, i consiglieri di opposizione hanno la maggioranza «priva di coesione e non più in grado di garantire la tenuta e la programmazione della Provincia». Secondo la minoranza, la fragilità della compagnia di governo si sarebbe manifestata subito dopo l'approvazione del Piano di dimensionamento scolastico, con l'uscita dall'aula dei consiglieri Antonio Iatalese e Giuliano Uras, andatisi ad aggiungere all'assenza di Massimo Blandino, registrata fin dall'inizio dei lavori.

«Di fronte alla scomposizione della maggioranza - sostengono Laura Celletti, Federica Piras. Renzo Ponti e Angelo Masala, abbiamo scelto di rimanere in aula, garantendo il numero legale esclusivamente per senso di responsabilità». Il nodo del contendere è il voto sulla variazione al Dup e al Bilancio di previsione 2026-2028, respinto a detta del Campo Largo a causa della parità di quattro voti favorevoli e quattro contrari. «Preso atto della bocciatura, -afferma la minoranza - è stata la stessa maggioranza a chiedere la chiusura anticipata della seduta». Il presidente Pireddu respinge però questa interpretazione. «La convocazione del Consiglio al 5 ottobre – spiega -si è resa necessaria solo per rispettare la scadenza perentoria fissata dalla Regione per la trasmissione e l'approvazione del Piano provinciale della rete scolastica. I consiglieri che sono dovuti uscire lo avevano già anticipato».

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