Dopo venticinque anni il dolore non passa ma si è trasformato in un impegno per la collettività, perché una tragedia simile non accada più. Milano ricorda le vittime della strage di Linate, prima con un momento di raccoglimento all'aeroporto cittadino, dove alle 8:10 avvenne lo schianto che portò alla morte di 118 persone, e poi nella basilica di Sant'Ambrogio con la celebrazione della messa da parte dell'arcivescovo monsignor Mario Delpini e con gli interventi delle autorità. Sui banchi sono seduti, mariti, mogli, figli, fratelli, nipoti delle 118 persone che hanno perso la vita quel giorno e c'è anche l'unico sopravvissuto della strage, Pasquale Padovano, che lavorava allo smistamento bagagli.

A parlare per loro e a raccontare il dolore ma anche le soddisfazioni di questi 25 anni è Adele Pesapane Scarani, presidente del Comitato 8 ottobre che riunisce i familiari delle vittime. Lei quel giorno ha perso il marito Maurizio, che aveva 49 anni. È «contenta» Adele, anche se sembra assurdo dirlo, ma «noi familiari abbiamo affrontato questo dolore con un impegno perché ci fossero leggi per una maggiore sicurezza, in volo e negli aeroporti - spiega - perché nessuno deve vivere questa tragedia. Abbiamo portato la nostra voce nei luoghi dove si costruisce la sicurezza e oggi questa cultura è migliorata, questa è la vittoria più importante».

Ora il Comitato 8 Ottobre si batte per un altro passo avanti, per garantire l'assistenza, psicologica e non solo, ai familiari delle vittime di incidente, su ogni mezzo di trasporto, «qualcosa che a noi è mancata». Durante il ricordo appare commosso il sindaco di Milano Giuseppe Sala e non potrebbe essere altrimenti perché la strage di Linate lo ha toccato anche personalmente. Un suo amico e collega alla Pirelli, Alberto, era su quel volo della compagnia aerea Sas per Copenaghen in fase di rullaggio, che entrò in collisione con un Cessna privato entrato per sbaglio nella pista di decollo, andando poi a schiantarsi contro un edificio dello smistamento bagagli.

«In questi 25 anni anni il Comitato 8 ottobre ha dimostrato una cosa semplice da dire e difficile da fare - rimarca - cioè che la sofferenza può essere leva di impegno civile e può diventare una azione concreta per la comunità. Se oggi c'è maggiore sicurezza negli scali aeroportuali, è merito anche delle loro iniziative». A sottolineare quanto il lavoro del Comitato sia stato fondamentale per aumentare la sicurezza negli scali sono stati anche i vertici di Enac, Enav e di Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi. Tutti concordi nel dire che sulla sicurezza anche dopo i miglioramenti ottenuti il lavoro non può dirsi mai concluso, non bisogna mai abbassare la guardia. Dopo venticinque anni questi morti rischiano di rimanere un elenco di nomi, come osserva l'arcivescovo di Milano Mario Delpini, che dà un messaggio di speranza. «I morti di Linate hanno un messaggio, sono un simbolo che incoraggia - osserva -. Ci dicono, alzate il capo, guardate avanti, operate con determinazione e intelligenza perché il disastro non si ripeta, per quanto dipende dall'umano e dalle tecnologie di cui può servirsi».

(Unioneonline)

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