Nove giorni senz’acqua né cibo, aggrappato a una cengia di roccia a strapiombo sul vuoto. Ha sentito l’elicottero che lo cercava e per la paura si è nascosto ancora di più. Nelle campagne di Triei, a sud-ovest del complesso nuragico di Bau Nuraxi, un cane da caccia, che il 4 ottobre scorso aveva inseguito i mufloni ed era finito in una scarpata, è stato strappato alla morte dai vigili del fuoco di Tortolì, che si sono calati con le corde e, metro dopo metro, con la pazienza di chi conosce bene la roccia ogliastrina, hanno raggiunto il segugio. Aveva gli occhi lucidi per la paura e la sete. Non ha ringhiato. Ha capito e si è fatto avvicinare.

In pericolo

La mattina era di quelle buone per i cani da caccia. Aria pulita, odore di lentisco e pietra calda. Poi un’orma, poi un’altra. Un muflone, forse due, che tagliavano di traverso il costone. Lui è partito, per istinto. Ha seguito la traccia su fino alla scarpata, dove la montagna di Triei si rompe di colpo e diventa parete. Un salto, una frana di pietre calcaree, e poi più niente. È precipitato in una cengia. Abbastanza larga per stare, troppo stretta per tornare su. Per nove giorni è rimasto lì, con solo l’ombra che girava lenta sulla pietra. Il padrone, un cacciatore del paese, lo ha cercato ovunque, chiamandolo fino a restare senza voce. Poi la segnalazione, la posizione più o meno intuita. Hanno mandato anche l’elicottero dei Vigili del fuoco. Lo hanno sentito arrivare, quel rombo enorme che rimbalzava tra le pareti. Ma lui, terrorizzato, invece di farsi vedere si è infilato ancora più dentro, nella fessura più scura della roccia. Sembrava finita.

Il salvataggio

Martedì pomeriggio sono saliti i vigili del fuoco di Tortolì. Niente elicottero, niente frastuono. Solo corde, imbraghi, caschi e passi lenti. Hanno visto il cane, sporco e magrissimo, provato dopo nove giorni di passione. Uno dei vigili se l’è legato al petto, stretto dentro la pettorina e ha dato il segnale per risalire. Roccia contro roccia, fatica contro fatica, finché l’ombra della scarpata non è diventata di nuovo luce. Nove giorni dopo, il cane è tornato a terra. Tremava, ma era vivo. Occhi lucidi e le mani ancora tremanti, il padrone non riusciva a smettere di ringraziare la squadra del 115: pensava di averlo perso per sempre, gli hanno restituito quel cane a cui il cacciatore è legatissimo.

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