Emergenza carceri, Guspini dice no al super-carico di 41-bis in Sardegna
Il Consiglio comunale approva a larga maggioranza l'ordine del giorno: si denunciano trasferimenti senza confronto, sovraffollamento e carenza di organico nelle strutture dell'IsolaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Carceri sarde e 41-bis, il Consiglio comunale di Guspini approva l’ordine del giorno: quindici voti favorevoli e due astensioni per chiedere al Governo un confronto con le istituzioni sarde e maggiori investimenti nel sistema penitenziario.
Il Consiglio comunale di Guspini ha approvato, nella seduta straordinaria del 6 ottobre, l’ordine del giorno presentato dal consigliere Filippo Usai (documento pubblicato sul portale amministrazionetrasparente.unionesarda.it) sull’emergenza del sistema penitenziario sardo e sulla concentrazione dei detenuti sottoposti al regime 41-bis nell’Isola. Il documento è passato con 15 voti favorevoli, nessun contrario e due astensioni, quelle delle consigliere Simona Cogoni e Cinzia Guidarelli.
L’assemblea contesta le modalità con cui è stato disposto il trasferimento dei detenuti, denunciando la mancanza di un adeguato confronto con le istituzioni regionali. Nel mirino anche le criticità già presenti nelle carceri sarde: sovraffollamento, carenza di agenti e personale sanitario, difficoltà nell’assistenza psicologica e nei percorsi di reinserimento sociale.
Pur riconoscendo il ruolo del 41-bis nella lotta alla criminalità organizzata, il Consiglio ritiene che la gestione della sicurezza non possa gravare ulteriormente sulle strutture e sui servizi dell’Isola.
Con l’approvazione dell’atto, il sindaco e la giunta sono impegnati a trasmettere il documento al Governo e alla Regione, a sostenere nelle sedi istituzionali la richiesta di rivedere i criteri di distribuzione dei detenuti sottoposti a regimi speciali e a sollecitare un piano straordinario di investimenti per ridurre il sovraffollamento, rafforzare gli organici, potenziare la sanità penitenziaria e garantire concreti percorsi di riabilitazione e lavoro.
L’obiettivo è tutelare le comunità locali e le condizioni di lavoro degli operatori, senza perdere di vista la dignità delle persone detenute e la funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione.
