Martedì, a margine di un acceso Consiglio comunale, sono stati due i punti all’ordine del giorno che hanno concentrato maggiormente il confronto politico guspinese: l’emergenza del sistema penitenziario in Sardegna, con particolare riferimento alla concentrazione dei detenuti sottoposti al regime del 41-bis, e il sostegno alla candidatura al Premio Nobel per la Pace dei bambini di Gaza e, attraverso di loro, di tutti i bambini vittime delle guerre.

Sul primo tema è intervenuto il consigliere di maggioranza Filippo Usai, illustrando un ordine del giorno che contesta la concentrazione nell’Isola dei detenuti sottoposti al regime di carcere duro e chiede interventi strutturali sul sistema penitenziario. Nel documento viene ribadita, allo stesso tempo, la necessità di non mettere in discussione il contrasto alla criminalità organizzata e il ruolo del 41-bis, ma di chiedere al Governo e alla Regione un «piano straordinario» per la giustizia e la sanità penitenziaria. L’ordine del giorno parte da alcuni numeri: in Sardegna sono presenti oltre 2.400 detenuti; il carcere di Uta, secondo i dati riportati nel documento, è al 133% di affollamento, con circa 748 detenuti a fronte di 561 posti regolamentari, mentre Bancali supera il 150%. Complessivamente, nelle strutture di Uta, Bancali e Badu ‘e Carros sono circa 180 i detenuti sottoposti al 41-bis. Il documento denuncia inoltre carenze di medici, infermieri, psicologi, educatori e agenti di Polizia penitenziaria.

La discussione ha evidenziato però posizioni differenti sul metodo. Simona Cogoni e Cinzia Guidarelli, del gruppo di minoranza Impari, hanno motivato l’astensione pur condividendo diversi contenuti dell’ordine del giorno. Cogoni ha definito il 41-bis «un presidio irrinunciabile e imprescindibile dello Stato nella lotta alla mafia e alla criminalità organizzata», criticando però l’impostazione «politica» del documento sostenendo che sarebbe stato opportuno un preventivo passaggio in commissione. Guidarelli ha invece sottolineato la necessità di «distinguere la condivisione delle problematiche sollevate dall’adesione a un documento giudicato troppo politicizzato e non sufficientemente condiviso». Il gruppo ha precisato di condividere in particolare i richiami alle condizioni del personale penitenziario, alla sanità e agli investimenti. Usai, tuttavia, aveva proposto un eventuale emendamento se ci fosse stata la volontà del gruppo Impari a trovare un «punto d'incontro per raggiungere comunemente l'obiettivo», pur restando convinto che la natura dell’ordine del giorno era «politica». Marcello Serru, Centrosinistra per Guspini, ha sottolineato la necessità di intervenire sulle condizioni del sistema carcerario e di evitare che gli istituti diventino il luogo nel quale vengono scaricate fragilità sociali e sanitarie che il territorio non riesce a intercettare. Il sindaco Marco Pala ha rivendicato il carattere politico dell’ordine del giorno, inteso non come appartenenza partitica ma come assunzione di una posizione. E ha utilizzato un’immagine particolarmente netta: «un ordine del Giorno di questo tipo deve essere divisivo, altrimenti è un cuneo che non spacca niente». Pala ha richiamato anche la propria esperienza nelle carceri, citando Rebibbia e definendola una realtà «disumanizzante», per sostenere la necessità di una presa di posizione anche da parte delle amministrazioni locali. Alla fine il documento è stato approvato con 15 voti favorevoli e due astensioni.

L'ultimo punto ha invece riguardato il sostegno alla candidatura al Premio Nobel per la Pace dei bambini di Gaza e, attraverso di loro, di tutti i bambini vittime delle guerre. A illustrarlo è stato il consigliere capogruppo di maggioranza Alessio Arriu, che ha richiamato le conseguenze del conflitto sui minori e il significato simbolico della candidatura, invitando il Consiglio a «non girare la testa, la faccia, dall’altra parte». Il documento impegna il Comune a formalizzare il sostegno alla candidatura, a trasmettere l’atto alle istituzioni nazionali e regionali e a promuovere iniziative di sensibilizzazione sui diritti dell’infanzia e sulla cultura della pace. Nel dibattito Sara Carboni ha sottolineato che «in ogni parte del mondo a subire la violenza cieca della guerra sono i più deboli, ossia i bambini», mentre Arriu ha sostenuto che «sostenere la candidatura al Nobel per i bambini di Gaza significa trasformare questi minori nel simbolo universale di tutti i bambini vittime delle guerre». Non sono mancati gli interventi dai toni più forti che parlavano di «genocidio» e il confronto si è concluso con un voto unanime. Un passaggio che il sindaco Marco Pala ha accolto sottolineando il carattere unitario della decisione.

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