Il diritto di vivere nella propria terra, di tornarvi e di trovare accoglienza altrove. Sono alcuni dei principi contenuti nel «Manifesto di La Maddalena», documento sottoscritto dai professionisti del paesaggio, dell’architettura e del territorio, a conclusione della tre giorni di «ISOLE #2 – Paesaggi delle migrazioni e dell’accoglienza», promossa dall’AIAPP, Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, e dalla sezione LAMS col presidente Antonello Naseddu. Il testo, presentato domenica 11 ottobre, richiama progettisti e architetti alla responsabilità sociale delle proprie scelte. Tra i punti fondamentali, la qualità degli spazi pubblici, la rimozione delle barriere, la convivenza tra culture al diritto di abitare anche nei territori periferici e insulari.

Tra i passaggi più significativi:  «Progettiamo luoghi nei quali restare non sia una rinuncia e tornare non sia un privilegio»; «Nessuna periferia, nessuna condizione di insularità, nessuna condizione economica, nessuna provenienza giustifica luoghi meno accoglienti, meno dignitosi»; «Radicare significa rendere possibile un’appartenenza. Nel Mediterraneo le nostre radici si intrecciano: secoli di attraversamenti, migrazioni e scambi legano le sponde e i popoli che le abitano. Esiste un’eredità condivisa che vive nelle differenze delle culture, nei paesaggi, nei modi di abitare. Riconoscerle significa ritrovare, anche in chi arriva, una parte della nostra storia»; «Custodiamo le memorie dei luoghi, ricostruiamo quelle rimosse e riconosciamo a chi arriva il diritto di lasciare una traccia. Progettiamo perché ciascuno possa abitare un luogo senza cancellare la propria storia e perché ogni luogo possa accoglierne di nuove».

Il manifesto rappresenta il risultato di tre giornate di confronto con gli interventi di studiosi ed esperti italiani e internazionali, tra i quali l’architetto Stefano Boeri. La lettura del documento conclusivo, contiene anche un impegno professionale preciso: «Rifiutiamo di mettere le nostre competenze al servizio di interventi che producano segregazione, esclusione, umiliazione o distruzione del bene comune. Prendiamo posizione perché il futuro dei luoghi appartenga a chi li vive».

 

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