Panni stesi sulle inferriate degli uffici della Stazione marittima, persone che cercano un posto per dormire, continui tentativi di ingresso non autorizzato nell’area degli imbarchi. Con l’arrivo di altri giovani di cittadinanza algerina dal Cas di Monastir, nel porto di Olbia è ormai emergenza umanitaria.

E la pressione da sud continua ad aumentare: solo oggi si contano circa sessanta nuovi migranti arrivati sulle coste del Sulcis. Tutti intercettati dalle motovedette prima di toccare terra, dopo gli accertamenti sanitari sono stati trasferiti nel centro di competenza della Prefettura cagliaritana. Dove il sovraffollamento è ormai cronico. E da dove proseguono i viaggi quotidiani verso Olbia. 

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Il personale della Polizia di Stato, in particolare il Commissariato di Olbia e i pochissimi agenti della Polizia di Frontiera, cerca con fatica di convincere decine di persone a non avvicinarsi all’area imbarchi. I richiedenti protezione internazionale mostrano i provvedimenti della Questura di Cagliari, chiedono spiegazioni. In teoria se entro una settimana non lasciano la Sardegna, per poi allontanarsi definitivamente dal territorio nazionale, potrebbero essere denunciati per inottemperanza di un ordine dell’autorità. 

Ci sono pazienti oncologici e un giovane che lamenta dolori alle gambe. Il segnale che arriva dalle compagnie di navigazione è chiaro, si applica il Programma Nazionale di Sicurezza Marittima, senza documenti non si sale a bordo. Il Comune di Olbia sta valutando interventi per fornire cibo e acqua ai migranti.

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Il segretario provinciale del sindacato della Polizia Siulp, Massimiliano Pala, dice: «Non possiamo aspettare che qualcuno si faccia male per ammettere che la situazione è diventata insostenibile. Lo avevamo detto a settembre e lo ribadiamo oggi, con ancora maggiore determinazione: non basta ordinare di partire se poi non si è in grado di governare le condizioni necessarie per farlo. E non si può pretendere che siano sempre i poliziotti, con risorse limitate e in condizioni operative difficili, a risolvere le contraddizioni di un sistema che richiede invece una risposta istituzionale coordinata. Il tempo degli interventi tampone deve finire»

Sul caso Isola Bianca interviene anche il sindacato Coisp. Marco Porcu, segretario regionale della sigla, dice: «In Sardegna ottemperare all’ordine di allontanamento, da parte degli stranieri sprovvisti di un documento di identità, è impossibile perché non operano rappresentanze diplomatiche dei Paesi nord africani e non esistono collegamenti diretti con tali Paesi. Fino ad oggi il numero contenuto dei soggetti in tale condizione, ha fatto sì che il problema sia rimasto latente». 

Andrea Busia
(Ha collaborato Fabio Murru)

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