La difesa di Sempio: «L’impronta a pallini è un 39, troppo piccola per il suo piede». Ma anche per quello di Stasi
L’indagato non rilascerà dichiarazioni né si farà interrogare, la linea difensiva scelta si limita al deposito di cinque “contro-consulenze”Angela Taccia, legale di Andrea Sempio (Ansa)
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Un deposito “secco” di cinque “contro-consulenze” e nessuna dichiarazione di Andrea Sempio. Questa la linea difensiva scelta dall’unico indagato per il delitto di Garlasco, per il quale si profila una richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Pavia.
I suoi legali, gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, tra giovedì e venerdì depositeranno gli esiti del lavoro svolto in questi giorni dal pool di loro esperti con lo scopo di demolire oltre che gli approfondimenti, messi nero su bianco in relazioni allegate agli atti della nuova chiusura dell'inchiesta, l'intero impianto accusatorio. Ma «escludono» che il 38enne, lungi dal rendere interrogatorio, si presenti dai pubblici ministeri entro il 18 ottobre, data della scadenza dei termini previsti dal codice, anche per rendere spontaneamente le sue dichiarazioni.
«Noi ci sentiamo forti su tutto», ha detto ieri Cataliotti nell'annunciare le ulteriori consulenze, tra cui quelle sulle impronte 33 e sulla scarpa con la suola a pallini, da recapitare ai pubblici ministeri che hanno offerto una nuova ricostruzione dell'omicidio commesso 19 anni fa e per il quale l'allora fidanzato di Chiara, Alberto Stasi, sta finendo di espiare la condanna a 16 anni.
L’aspetto più importante riguarda l’impronta del piede dell’assassino, la famosa impronta a pallini di una scarpa modello Frau che è una delle tracce più importanti lasciate sul luogo del delitto. «Quell’impronta – ha spiegato l’avvocata Angela Taccia – è più piccola di quella di Andrea Sempio, se necessario siamo pronti a mettere a disposizione della Procura alcuni modelli di scarpe». La grande novità, ha spiegato Taccia, è che «i nostri accertamenti possono andare anche a vantaggio di Stasi». Secondo quanto emerge dalle consulenze della difesa di Sempio, infatti, l’impronta dell’assassino non solo non sarebbe compatibile con il 44 calzato da Sempio, ma neanche con il 42 calzato da Stasi e stabilito nella prima inchiesta. L’impronta sarebbe riferibile a un piede che calza un 39-40, più piccolo quindi anche di quello di Alberto Stasi. «Se l'impronta di Andrea Sempio è incompatibile con quella dell'assassino, è chiaro che Andrea Sempio non è l'assassino. Ma noi non ci mettiamo nella posizione di dire 'salviamo il nostro assistito e incolpiamo un altro'», ha detto Taccia.
Battaglia anche sull’impronta 33, quella di un palmo di mano lasciata sulla parete delle scale, attribuita dalla Procura a Sempio. Quella, secondo chi indaga e secondo quanto ricostruirono anche i carabinieri all’epoca, sarebbe la mano dell’assassino che dopo aver ucciso Chiara, risalendo le scale della cantina, si sarebbe voltato un’ultima volta verso la vittima poggiandosi al muro per non cadere. La posizione della difesa di Sempio è che quell’impronta non è attribuibile a nessuno e che non è certo che sia insanguinata.
Oggi Angela Taccia è andata in Procura a Pavia per ascoltare alcune intercettazioni del suo assistito. E lì c’era anche Giuseppe Colli, uno dei primi difensori di Alberto Stasi subito dopo il delitto. Senza specificare il motivo della sua visita in Procura, il legale ha affermato, riferendosi a Stasi: «Portiamo fuori questo ragazzo».
(Unioneonline)
