Pensava fosse amore e invece è diventato un processo. Per violenze sessuali plurime e minacce con pistole e coltelli ai danni di una donna con 44 anni di meno. Erano le accuse piombate su un 71enne algherese, dopo la denuncia nel 2021 di una giovane, al tempo di 24 anni. la ragazza aveva denunciato  di aver subito rapporti intimi contro la sua volontà, dal 2017 al 2019, intimidazioni, come quella di segnalarla alla questura per toglierle il permesso di soggiorno, molestie e controlli ossessivi. Addirittura un’arma dorata puntata contro di lei, accompagnata da minacce di morte, così come una “pattadesa”, in due distinti episodi: apici di condotte andate avanti, questa la contestazione, dal 2017 al 2021.

Oggi però, in tribunale a Sassari, il collegio presieduto da Monia Adami, a latere Valentina Nuvoli e Stefania Mosca-Angelucci, ha disposto l’assoluzione perché il fatto non sussiste.

La pm Maria Paola Asara aveva chiesto il proscioglimento con formula dubitativa al termine di una requisitoria in cui erano emersi alcuni punti non chiari sulla vicenda. Dove vi era una sola accusatrice e una versione, riportata dall’avvocata di parte civile, Gavinuccia Arca, soffermatasi sui contenuti di una relazione «divenuta strumento di controllo e asimmetrica» chiedendo 25mila euro di danni.

Di tutt’altro avviso l’avvocato della difesa, Stefano Carboni: «Le assolute falsità della parte offesa sono decine e decine». A suo dire sarebbero 26, tra cui l’aver negato di essere fidanzata con l’imputato o di aver chiesto di sposarlo. Ma soprattutto «è falso che l’imputato l’abbia violentata e che ne abbia abusato». Per il legale, in sostanza, non esiste alcuna prova delle accuse e la verità che si staglia è un’altra. «L’accusato ha creduto alla possibilità di avere una moglie giovane», sintetizza, rimarcando: «Pensava fosse amore e invece era un calesse».

Citazione dal film di Massimo Troisi, espressione divenuta proverbiale per significare la delusione d’amore.

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