Se a Tortolì la festa aveva una voce, era la sua. E da oggi quella voce tace. La comunità ha perso il suo sparatore di cuettus. Paolo Sechi non c'è più. Aveva 74 anni. Non era un mestiere, il suo. Era un rito. Mani annerite, sguardo al vento, l’attesa del momento esatto e poi quel boato secco che da San Lussorio a San Gemiliano fino a San Salvatore annunciava la festa. Aveva tutte le abilitazioni per sparare e il patentino da fochino. Per decenni, senza Paolo, indomito interista, la festa non iniziava davvero.

Era una figura storica perché era diventato parte del suono stesso del paese. L’ha tradito il cuore. Quel cuore stanco e testardo, lo stesso che per una vita ha battuto a tempo di miccia. Era al Brotzu di Cagliari, in attesa di un nuovo intervento. I medici avevano consigliato di aspettare, di dargli tempo. Il tempo, però, non ha aspettato. L’ultima volta che ha acceso il cielo è stato per San Gemiliano, il comitato di cui era socio da oltre mezzo secolo. La sua ultima festa. Il suo ultimo saluto sparato verso l’alto.

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