Nobento in crisi, l’amministrazione: «Abbiamo un piano di rilancio»
L’azienda manifatturiera è passata da 43 a 14 milioni di fatturato. Oltre 200 dipendenti in contratto di solidarietàPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Dai 43 milioni di euro di fatturato del 2023 ai 14 milioni del 2026. Sono i numeri a raccontare la difficile fase attraversata dalla Nobento, azienda manifatturiera algherese specializzata nella produzione di infissi, che conta 213 dipendenti, attualmente in contratto di solidarietà fino alla fine dell’anno. Una crisi importante che l’azienda ha deciso di affrontare attraverso gli strumenti previsti dalla normativa: è stato chiesto il concordato in continuità e nelle prossime settimane è atteso l’arrivo di un commissario. A fare il punto sulla situazione è stato ieri l’amministratore unico Andrea Alessandrini, che non ha nascosto le difficoltà ma ha indicato anche la strada individuata per provare a superarle.
«La crisi del mercato non è un alibi. Stiamo lavorando per il rilancio, per questo abbiamo preso la decisione di accedere al percorso previsto dalla legge con l'obiettivo di salvaguardare l'occupazione, in accordo con i sindacati».
Alla base della forte contrazione del fatturato c’è soprattutto il rapido cambiamento del mercato degli ultimi anni. «Siamo passati dai 43 milioni di euro del 2023 ai 14 milioni del 2026. Il mercato è cambiato in fretta, la riduzione dei bonus e degli incentivi ha determinato una contrazione della domanda. La struttura va riallineata», spiega Alessandrini.
Il piano passa quindi da una riorganizzazione dell’azienda e da una diversificazione dei canali commerciali. L’obiettivo è non dipendere più da un unico modello di vendita, puntando da una parte sul rapporto diretto con i privati e dall’altra sulla produzione di infissi per reti e operatori che commercializzano il prodotto con il proprio marchio. Una strategia con la quale Nobento punta a recuperare quote di mercato e a dare continuità produttiva allo stabilimento algherese, mentre resta centrale la questione occupazionale. Sono infatti 213 i lavoratori interessati dalla fase di riorganizzazione e per i quali è attualmente in vigore il contratto di solidarietà. «L’importante - sottolinea Alessandrini - è salvaguardare un’eccellenza e l’occupazione dei nostri dipendenti». Il percorso dei prossimi mesi sarà dunque decisivo per verificare la capacità dell’azienda di adeguare struttura e produzione a un mercato profondamente cambiato e costruire le condizioni per il rilancio.
