Tra instabilità internazionale e crisi economica, Meloni bis dopo la legge elettorale?
L’ipotesi di un rimpasto prima di affrontare l’ultima manovra della legislatura, fondamentale in un contesto economico molto complicato(Ansa)
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Solo qualche mese fa Giorgia Meloni, aveva affermato che “il Governo c’è (ra), (sarebbe rimasto) in carica fino alla fine del suo mandato: non c’è (ra) alcuna intenzione di fare un rimpasto né di andare a elezioni anticipate”. Sarebbe lecito e non solo curioso domandarsi se ora, come allora, l’affermazione sia ancora valida a prescindere o, semplicemente, il Governo più longevo, ma sarebbe forse più corretto dire il Partito di Maggioranza della coalizione di Governo, stia solamente attendendo di licenziare la tanto agognata legge elettorale di nuova formulazione prima del grande salto (se si voglia consentire l’utilizzo dell’espressione metaforica) nella convinzione di restarne in qualche modo avvantaggiato. Visto e considerato che gli altri partiti minoritari di coalizione potrebbero non godere della stessa sorte.
Ammesso, e pure non concesso, che così possa essere: viste e considerate le ampie variabili che contrassegnano ogni tornata elettorale, a cominciare dai dati sull’astensionismo che riescono sempre a riservare imponderabili sorprese. Lo scenario internazionale incide profondamente anche sulla situazione interna. E la circostanza rappresenta non un puro e semplice limite, ma il primo limite. Anche perché quello stesso scenario imporrebbe sul piano interno urgenti misure di salvaguardia del potere di acquisto della popolazione nella sua interezza che mangia, lavora e paga le tasse e che, pertanto, attende riscontri concreti.
Giorgia Meloni e il suo Governo affrontano dunque una fase complessa, segnata da tensioni sulla prossima manovra economica che, per quanto difficoltosa da attuare, dovrà, nelle aspettative generali, necessariamente essere a favore dei cittadini. Inflazione e carovita vanno contrastati. Una cosa va detta anche a prescindere dal fatto che, come da più parti rilevato, la attuale maggioranza di Governo non abbia mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale. L’esecutivo Meloni si è insediato in un momento storico caratterizzato dalla guerra in Ucraina prima e in Medio Oriente (Gaza, Iran, Libano) poi, il che ha inciso fortemente sul piano della contingenza economica cosiddetta di guerra che ancora persiste. La attuale collocazione politica internazionale dell’Italia, paradossalmente, sembrerebbe rappresentare un ulteriore limite sul piano dei margini di manovra utili ad affrontare la crisi. Le opposizioni, dal canto loro, non possono pensare semplicemente di limitarsi a rimarcare ciò che il Governo avrebbe dovuto o dovrebbe fare per gli italiani, ma dovrebbero sviluppare quanto meno la consapevolezza che se dovessero governare dopo Giorgia Meloni dovrebbero portare a realizzazione tutto quanto rimproverano all’attuale governo di non aver fatto, e dovrebbero farlo senza aumentare ulteriormente la pressione fiscale (che andrebbe fortemente abbassata) per alcuna delle fasce di reddito.
Con la Presidenza di Donald Trump si è assistito (perlomeno questa è l’impressione che se ne ritrae) ad un progressivo allontanamento tra gli interessi specifici degli Stati Uniti e quelli dell’Unione Europea, Italia evidentemente compresa. Circostanza che richiederebbe una forte dose di coraggio anche solo nell’ammettere la necessità di rivedere i termini dell’alleanza. La priorità oggi non è la Legge Elettorale, quanto piuttosto il rinvenimento di un compromesso tra forze di maggioranza e di opposizione per la creazione di un rinnovato governo di unità nazionale idoneo a traghettare l’Italia fuori dalla crisi economica e che lavori sul piano diplomatico per la cessazione del conflitto russo-ucraino e di quello in Medio Oriente.
Giuseppina Di Salvatore
Avvocato, Nuoro
