Processo 8 x mille, il vescovo di Ozieri: «La diocesi non merita questo»
Monsignor Corrado Melis scrive alla comunità diocesana dopo il rinvio a febbraio: «Indagini che non fanno altro che tenere accesa la macchina delle chiacchiere e della distruzione»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
"Profondo dolore" per il "prosperare dell'ingiustizia". Lo esprime l'arcivescovo di Ozieri Corrado Melis in una nota inviata ai prebiteri e alla comunità diocesana. Una nota diffusa dal prelato relativa al processo, in corso in tribunale a Sassari, che lo vede imputato assieme ad altre nove persone.
L'accusa che lo riguarda, condivisa con Tonino Becciu, fratello del cardinale, e altri quattro, è quella di aver distratto, dal 2013 al 2016, i fondi dell'8 x mille, dalla diocesi ozierese alla cooperativa Spes, presieduta da Becciu.
Nel dibattimento, mercoledì scorso, gli avvocati della difesa, Ivano Iai e Antonello Patané, hanno prodotto una recente pronuncia della Cassazione, che dimostrerebbe, secondo Melis, "l’inconsistenza formale del processo".
«L’utilizzazione da parte della Chiesa cattolica della quota dell’otto per mille del gettito Irpef ad essa destinata- è la sintesi del dispositivo- non si svolge secondo uno schema procedimentale di tipo contabile pubblico e non dà luogo né a qualifica di agente contabile in capo alle diocesi o ai vescovi, né a rapporto di servizio funzionale con lo Stato ai fini della responsabilità amministrativa erariale». Il collegio ha disposto un rinvio a febbraio anche, e soprattutto, perché la sua composizione verrà rimodulata. Il prolungamento del processo non è stata però ben accolta.
"Ed ora si chiede ancora tempo per ulteriori indagini che non fanno altro che tenere accesa la macchina delle chiacchiere, delle critiche e della distruzione", commenta il vescovo. E aggiunge, sostenendo di avere "un'unica limpida certezza nel cuore", che "la diocesi di Ozieri non merita questo!". Sono diverse le citazioni, bibliche e non, che fa riferendo di sentirsi come "una pecora tosata" dai tanti, e "non mansueti", "apprendisti tosatori", sorti in "tempi ipersocial". Tempi anche difficili per lui, e, afferma, per il "popolo di Ozieri coinvolto in questa ora delle tenebre". «Chiedo scusa se a volte sembro burbero, accigliato e aggrinzito nel volto: anche noi preti e noi vescovi siamo fragili e facilmente trasformabili dalle tosature», scrive nella missiva. Avanzando un'altra richiesta: «Non passiamo dalla parte del Nemico che vorrebbe che si plasmassero nei nostri cuori sentimenti di odio contro in nostri detrattori». E conclude: «Attendiamo e preghiamo insieme la fine della tosatura».
